
Marco Valsecchi, giornalista, scrittore e compagno di uscite in montagna ci racconta la sua prima esperienza verso un 4000 metri. Spesso parliamo di alpinisti che si mangiano gli 8000 mila, ma anche un’esperienza del genere deve essere condivisa. Ecco il suo racconto:
Spingersi fino a quota quattromila non è necessariamente un’impresa da titani. Un primo approccio all’alta quota, se si trova il percorso giusto e ci si accosta con una preparazione adeguata, può essere un’esperienza soddisfacente e alla portata di tutti. Sia chiaro: questo non è un invito a correre verso la prima cima a cuor leggero. La montagna richiede rispetto, consapevolezza e umiltà. Quello che non deve mai essere trascurato – ma il discorso vale per l’alta quota come per altitudini più modeste – è la necessità un’attrezzatura adatta al terreno che si affronta, la consapevolezza dei propri limiti e la presenza di qualcuno che sappia far fronte agli imprevisti.
Detto questo, per chi volesse muovere i primi passi in direzione di cime importanti, il Monte Rosa offre un campo di studio eccellente nel ghiacciaio dell’Indren, su un percorso raggiungibile anche in giornata e con infrastrutture di ottima qualità. Da Alagna (1.212 m), incantevole paesino Valser che già di per sé vale una gita, è sufficiente prendere la cabinovia per portarsi a Pianalunga (2.045 m). Qui una funivia consente di raggiungere il Passo dei Salati (2.980 m), dove un secondo impianto permette di arrivare in breve a Punta Indren (3.260 m). Costo totale dell’operazione: 35 euro, tenete conto quando preparate il budget. Continua…
Continua a leggere: Il ghiacciaio di Indren: prove tecniche di quattromila sul Monte Rosa
Insieme a Matt Keosian andiamo a scoprire quello che si può fare nell’outdoor dello stato americano del Vermont, tra boschi e fiumi incontaminati a fare Cliff Jumping!

Finalmente è caduta la neve sui monti. E’ tempo di godersi qualche bella passeggiata con le ciaspole ai piedi, “zatteroni” che permettono di fare escursionismo sulla neve fresca.
Camminare con le ciaspole richiede uno sforzo supplementare del 40-50%, che non è da tutti. Quindi se siete in grado di fare un’escursione estiva di 750m di dislivello, non dovresti avere problemi a fare un’analoga ciaspolata di 500m di salita. La stragrande maggioranza delle ciaspole sono dotate di un attacco universale, sul quale possono essere agganciati tutti i tipi di scarponi.
Ultimo consiglio: da evitare monboot o altre calzature morbide (a meno che non vogliate fare una passeggiatina). Se il tenore è elevato meglio dotarsi di scarponi rigidi da trekking. Indispensabili anche le ghette per passeggiate più lunghe onde evitare infiltrazioni fastidiose.
Sembra un’idea assurda ma probabilmente molti praticanti di trekking potrebbero pensare che finalmente qualcuno può risolvere un annoso problema: quello dello spazio necessario a portare un secondo paio di scarpe durante un’escursione.
Pensateci bene, durante un percorso a piedi potrebbe essere un problema da non sottovalutare quello di camminare coi piedi bagnati. Quando vi trovate a dover guadare un fiume o un torrente spesso il problema di come fare senza inzuppare gli scarponi non ha una vera risposta.
La Timberland ora però propone delle scarpe che occupano veramente uno spazio ridicolo, richiudibili con una zip. E sono meno strane rispetto alle scarpe della Vibram…
E’ difficile spiegare a parole quello che anche il video qui sopra fatica a rendere con le immagini. Siamo nella foresta pluviale di Meghalayas, in India.
Gli abitanti locali hanno realizzato un’incredibile serie di ponti viventi realizzati con piante, capaci di sopportare il peso anche di cinquanta persone.
Sul sito di Dailymail potete vedere altre fotografie, realmente impressionanti!
Ci ha messo 30 mesi, viaggiando per oltre 32 mila chilometri, ma alla fine ce l’ha fatta.
Lei si chiama Sarah Outen e ha realizzato il giro del mondo utilizzando solo bici, kayak e una barca studiata per l’occasione, dove poteva anche dormire.
Punto di partenza e di arrivo: la città di Londra. Sarah ha potuto effettuare questa impresa grazie all’autofinanziamento gestito attraverso il suo blog, dove ha raccontato in tempo quasi reale tutto quello che ha passato in questi mesi.
Il trekking non è uno sport estremo? Rispondete solo dopo aver visto questo video girato sul Pali Puka, sulle isole Hawai, da un gruppo di camminatori che non hanno paura di affrontare quelle che in molti chiamano come le “scogliere dei suicidi”.
Insomma un percorso decisamente diverso dalla solita passeggiata nei boschi a cui si pensa quando di parla di hiking e trekking!
Il camminare è forse una delle azioni che maggiormente accomuna ogni persona (nei propri limiti fisici), allo stesso tempo può essere considerata un’azione fondamentale per il mondo dell’Outdoor alla base di tante discipline sportive ma anche come una vera e propria filosofia di vita.
Nel piccolo volume Il mondo a Piedi, il docente universitario francese e camminatore David Le Breton, cerca di trovare le parole (citando numerosi altri pensatori contemporanei e del passato, per spiegare quale è il senso profondo della trasgressione del viaggiare a piedi, delle curiosità che circondano questo modo apparentemente insolito di viaggiare. Un vero e proprio elogio della marcia.
Un volume piccolo, agile, che un camminatore dovrebbe avere sempre in tasca con se. Pubblicato nella collana Universale Economica Feltrinelli per 7€.
Non è certo una passeggiata rilassante quella sul monte Hua Shan, in Cina. Anche il nostro Travelblog gli ha dedicato un articolo. La “passeggiata” collega i picchi della montagna, alta poco più di 2.000 metri.
Per raggiungere le sue vette bisogna inerpicarsi seguendo dei passaggi davvero arditi, sospesi a centinaia di metri di altezza sopra orridi e precipizi. Certo le catene sono arrugginite e le passerelle sembrano davvero precarie. Ma volete mettere il brivido del pericolo?
Sicuramente ai molti frequentatori di outdoorblog non sarà sfuggito il nuovo film di Danny Boyle la cui sceneggiatura è basata su un fatto realmente accaduto: la storia di Aron Ralston, un alpinista statunitense che nel maggio del 2003 rimase intrappolato sulle montagne dello Utah, costretto ad amputarsi un braccio per potersi liberare. Il film, scritto a quattro mani da Boyle e Simon Beaufoy, si basa sul libro di Ralston Between a Rock and a Hard Place.
Aron è un appassionato di arrampicata, ama affrontare percorsi accidentati e lo fa spesso in solitaria, per allontarsi dal caos cittadino e riprendere il contatto con la natura e se stesso, proiettato verso sfide sempre nuove e per quanto possibile sconosciute. Poi l’incidente in cui Ralston, intrappolato per cinque giorni, decide di liberasi con un gesto estremo.
Se volete approfondire la storia incredibile di questo ragazzo qui trovate una video-intervista. Sul film, che ancora non ho visto, non mi pronuncio, anche se Boyle, da quanto ho letto, è stato capace di ambientare quasi 90 minuti di girato all’interno dell’angusto crepaccio senza annoiare mai, anzi. Un’avvertenza: la scena dell’amputazione, durante l’anteprima, ha fatto svenire parecchie persone.