Logo Blogo

Giro d'Italia - Torna la Maglia Nera

Pubblicato: 16 mag 2008 da carloprevosti

Commenti dei lettori

Maglia Nera

Quando si sente parlarte di maglia nera per antonomasia ci si riferisce all’ultimo in classifica. Il riferimento, per chi non lo sapesse, è alla maglia che effettivamente veniva attribuita all’ultimo corridore della classifica del Giro d’Italia tra gli anni 40 e gli anni 50.

Sembra un paradosso ma questa maglia era l’unica occasione per molti gregari e ciclisti di secondo piano per poter salire agli onori della cronaca, una maglia che suscitava le simpatie del pubblico e che veniva combattuta a suon di piccole scorrettezze (celeberrime le sfide al ritardo tra Sante Carollo e Luigi Malabrocca, che si bucavano le gomme o si imboscavano nei bar e nei fienili), l’abilità doveva però essere quella di arrivare entro il tempo massimo e non essere raccolto dall’auto scopa. Una volta, bisogna ricordare, il ciclismo era uno sport ben più povero e il premio in denaro per la maglia nera faceva gola a tanti.

L’ultima edizione del Giro in cui fu assegnata la maglia nera fu quella del 1951, in cui “vinse” Giovanni Pinarello.
Nel 2008 la maglia nera torna, anche se solo in parte. L’ultimo corridore in classifica parte infatti con il numero di gara stampato in bianco su nero. Per la cronaca, all’arrivo di Peschici nella sesta tappa, l’ultimo posto in classifica è di Ermanno Cappelli a oltre 1 ora e 4 minuti dalla maglia rosa. Un piccolo e simpatico ritorno al passato!

Maglia Nera
Maglia NeraMaglia NeraMaglia Nera

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
1 commento

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • Coxinator

    16 mag 2008 - 20:30 - #1
    0 punti
    Up Down

    Che bello che era il ciclismo una volta, sport eroico, di fatica vera ma fatto da persone vere e alla buona, non atleti super pompati che fanno le tappe a 50-60 km/h di media!

    W Bartali e W Coppi!

    Quelli che si dopano sono solo buffoni schiavi dei soldi degli sponsor e pedine dei medici sportivi con l’aiuto delle multinazionali dei farmaci.