I fratelli di Pietro Mennea chiedono la verifica del testamento: "La firma è falsa"

Battaglia sull'eredità di Mennea

Una questione intricata e soprattutto delicata. Pietro Mennea è morto il 21 marzo scorso in una clinica romana, all'età di 61 anni per un male incurabile. Simbolo vincente e pulito dello sport italiano, la morte di Mennea colpì tutti gli appassionati di sport a tal punto da indurre il Coni a ribattezzare il Golden Gala, il più importante evento internazionale di atletica leggera che si svolge in Italia, in "Golden Gala Pietro Mennea". A distanza di mesi i tre fratelli, Enzo, Luigi e Giuseppe hanno impugnato il testamento dell’atleta in quanto non ritengono la grafia corrispondente a quella di Pietro.

L'atto, redatto e firmato soltanto 9 giorni prima della morte, vede come unica beneficiaria del patrimonio la moglie Manuela Olivieri. I tre fratelli hanno chiesto l’ausilio di un esperto che ha compiuto un esame grafologico sul testamento olografo, dopo averlo visionato, e si sono rivolti al tribunale civile di Roma per ottenere il sequestro giudiziario dell’intero patrimonio. Secondo Enzo Mennea il testamento è stato scritto da qualcun altro:

"Mio fratello era ammalato, si sottoponeva alla terapia del dolore e gli venivano somministrati farmaci potenti, sia per la terapia contro il cancro, sia per sedarlo. Non ci vuole una laurea medicina, anche uno studente al primo anno sa che una persona in quelle condizioni non ha né la capacità né la forza, né la lucidità di scrivere e di farlo in modo fluente. Quel testamento è falso, non l’ha scritto mio fratello. Sia chiaro che noi non accusiamo nessuno, i rapporti con nostro fratello erano buoni e vogliamo solo capire se è stato commesso un reato e siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura".

L’avvocato Tiziana dell’Anna, il legale dei fratelli Mennea che sta seguendo la vicenda, spiega che sul documento, depositato presso un notaio romano, è già stata eseguita una perizia:

"Sul documento è stata già eseguita una perizia privata, con la comparazione tra la firma riportata e quelle che compaiono in documenti ufficiali. Questa ha concluso che il testamento è apocrifo. Il testamento nel caso di Mennea era necessario per poter lasciare tutto il patrimonio alla moglie, come è avvenuto. Non avendo figli, la legge prevede che un terzo spetti ai fratelli. E, invece, in questo caso nulla. Esclusi sia i tre fratelli che la sorella. Ma i suoi fratelli ci sono rimasti malissimo”.

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