
Ascoltando le telecronache di Rai Sport Più in questi giorni ci si deprime – e per fortuna riesco a prendere LA2 della RSI svizzera, dove i giornalisti grazie a sei ori se la ridono – e, oltre a farmi una cultura sulle olimpiadi del passato perché sempre quelle fanno vedere (questioni di diritti sugli eventi che si possono trasmettere?), come tutti voi vado incuriosendomi circa lo spettro di Innsbruck 1964, più volte evocato dopo la débâcle azzurra nelle discese, nel pattinaggio e nel fondo (la Repubblica titola: “l’Italia che non c’è”).
Cosa capitò in Austria di così terribile quaranta e passa anni fa? Rimediammo un argento (coppia Bonagura-Zardini) nel bob e tre bronzi (sempre da bob e slittino). E poi più nulla. Storicamente il nostro peggiore risultato nelle Olimpiadi invernali del dopoguerra – eccetto Squaw Valley 1960 dove portammo a casa un bronzo grazie a Giuliana Chenal-Minuzzo nello slalom gigante e basta. Avete un déjà vu? Esatto, contando sulle dita: 1+3=4. Lo stesso numero di medaglie e nella stessa combinazione tra argento e bronzo che i nostri atleti hanno ottenuto fino ad ora.
Foto | Innsbruck, James Cridland by Flickr
gattamorta
25 feb 2010 - 11:29 - #1il problema è di consapevolezza.
non ci si può illudere di ripetere (con gli stessi atleti) i fasti del passato, perchè di passato si tratta a distanza di quattro anni, quando la situazione oggettiva è quella della stagione corrente ormai inoltrata.
le affermazioni nelle varie coppe del mondo di discipline anche a noi congeniali restituiscono un solo dato costante nel tempo: Zoeggeler - che per inciso non è eterno neanche lui, pur avendo dimostrato di essere comunque all’altezza delle più grandi aspettative.
mi ha fatto ridere (per non piangere) il commento patetico di Bragagna alla modesta e mai messa in discussione medaglia di legno delle italiane nello sprint a coppie; a sentire lui pareva che tutte le nazioni in gara avessero impostato tattiche e assortito le coppie in funzione di far perdere le nostre, favorite indiscusse per l’oro.
bravine, hanno fatto tutto quello che hanno potuto e anche di più, ma il risultato finale NON poteva essere diverso; semmai peggiore addirittura.
e lo stesso criterio puntualmente lo si può applicare ai maschi, sia nello sci nordico che alpino.
oltretutto, paradossalmente i risultati migliori sono venuti da atleti su cui nessuno avrebbe puntato una cippa, come la brava e sfortunata Schnarf o il combinatista Paris che almeno nella prima manche si è tolto una grande soddisfazione.
siamo realisti, accettiamo il purgatorio e confidiamo nel ricambio da qui a 4 anni, quando forse i vari Pittin, Brignone e compagnia saranno maturi per le medaglie più pregiate.