Bufera doping sull'atletica: 26 azzurri deferiti, ma si difendono "Vittime della burocrazia"

La posizione di altri 39 atleti, tra cui Alex Schwazer, è stata archiviata.

Bufera doping sull'atletica azzurra

Il "caso doping" dell'atletica azzurra sta lentamente prendendo i connotati di un classico caso all'italiana di pessima burocrazia. Come abbiamo più volte precisato, nonostante molti tg e giornali abbiano agito come al solito all'insegna del motto "sbatti il mostro in prima pagina", qui non ci sono atleti trovati positivi al doping, né una spy story come sta avvenendo in Russia. I dirigenti e gli atleti oggi si stanno sperticando per spiegare realmente di che cosa si tratta e perché in 26 sono stati deferiti dalla Procura Antidoping del Coni che, avendo il tatto di un elefante in una cristalleria, ha presentato la questione come se la nazionale di atletica fosse un covo di tossici.

Proviamo a fare chiarezza attraverso le spiegazioni fornite oggi dai dirigenti e gli atleti.
Il Presidente del Coni Giovanni Malagò a RTL 102.5 ha detto:

"Sono vicende che riguardano sostanzialmente il quadriennio 2009-2012, in particolare, mi sembra, 2011 e 2012. Il whereabout è praticamente un codice che impegna gli atleti divisi su due categorie, di fascia A e di fascia B, i primi quelli di grande rilievo internazionale che sono sotto l'egida della Wada che è l'agenzia indipendente antidoping e quelli di fascia B che rientrano nei controlli a livello nazionale. Sulla base di quelli che sono stati gli incartamenti arrivati a pioggia e a singhiozzo, dato il volume dei documenti, dalla Procura di Bolzano dopo le note vicende che riguardavano il caso Schwarzer la Procura nazionale antidoping ha disposto questi deferimenti solo e semplicemente in quegli anni, malgrado nessuno avesse segnalato questo tipo di comportamento anomalo, nessuno aveva nemmeno effettuato un warning, un'ammonizione, un cartellino giallo, e quindi ha dovuto necessariamente predisporre un atto dovuto nei confronti di 26 atleti su un blocco di 65"

Il più arrabbiato di tutti è il Alfio Giomi, Presidente della Fidal, la Federazione italiana di Atletica Leggera, che ieri è subito intervenuto con un comunicato stampa spiegando che già nel 2014 aveva denunciato le gravi falle tecniche nella compilazione dei "whereabout", poi oggi ha tenuto una conferenza stampa in cui, con un tono molto acceso, ha difeso i suoi atleti.
Giomi ha spiegato:

"La somma di negligenze, superficialità, incompetenza e inadeguatezza è senza fine. Ma la vicenda riguarda tutto (o quasi) lo sport italiano, senza che questo sposti di una virgola la nostra responsabilità. Scaricare sugli atleti la responsabilità di quanto è accaduto (non si tratta in ogni caso di dopati) è troppo semplice. L'atleta è il punto di partenza e di arrivo del movimento, ma in mezzo ci sono tecnici, società, federazione, Coni"

Giuseppe Gibilisco, saltatore con l'asta che si è già ritirato, campione del mondo nel 2003, che per il doping ha già passato le pene dell'inferno nel 2007 per essere poi assolto con formula piena nel 2008 dal TAS di Losanna, ha detto:

"Nessuno di questi 26 ragazzi è dopato. Paghiamo tutti la disorganizzazione atavica del Coni, unico colpevole"

Indignato è anche Fabrizio Donato, campione del salto triplo, medaglia di bronzo a Londra 2012, che alla Gazzetta dello Sport ha spiegato:

"Ci accusano di non aver aggiornato per tempo, per giorni se non addirittura ore, il "Whereabout" circa la nostra reperibilità. E questo ritardo viene visto come un dolo. Ma parliamo di un sistema che faceva acqua da tutte le parti. Per dieci anni non sono andato ai raduni e nemmeno all'estero, ho sempre segnalato i miei sposamenti casa-campo-casa e quando mi hanno ascoltato sono andato con mia moglie incinta di sei mesi e col mio allenatore, senza avvocato. Tutto sembrava essere andato bene, invece…"

Donato ha anche aggiunto che in questo caso sono coinvolti anche altri sport, ma sono usciti solo i nomi degli atleti e poi si è dimostrato molto sfiduciato:

"Fino a ieri avevo fiducia nella Procura, oggi non saprei. Il danno è fatto e il desiderio di finirla qui c'è. È per questo che parlerò con le mie Fiamme Gialle e con la federazione e poi vedrò il da farsi"

Qui di seguito trovate la spiegazione di Silvia Salis, che è la più precisa e illuminante sui disguidi che gli atleti hanno dovuto affrontare per comunicare la loro reperibilità.

Silvia Salis: "Falle tecniche assurde"


Giovedì 3 dicembre 2015

- Poche ore dopo la diffusione della notizia del deferimento di 26 atleti azzurri da parte della Procura Antidoping del Coni sono cominciate ad arrivare le reazioni dei diretti interessati.
Considerati i titoli della stampa italiana sul caso appare necessario fare una precisazione: non si sta parlando di atleti risultati positivi a test antidoping, ma di atleti per i quali ci sono stati problemi nel sottoporli a prelievi per i test. Ora, ovviamente, sarà indispensabile capire a cosa siano dovuti questi problemi, ma intanto sembra particolarmente degno di nota l'intervento di Silvia Salis, la quale ha spiegato sul proprio profilo Facebook che il sistema per monitorare la reperibilità degli atleti ha molte falle.

Vi riportiamo il suo intervento per intero:

"Innanzitutto ci tengo profondamente a precisare che quella di cui vengo accusata non è una vicenda di doping ma di problemi di ricezione della reperibilità da parte del sistema Whereabout, con il quale il Coni monitora lo spostamento di ogni atleta. Chi mi conosce sa che in 15 anni di carriera mi son sempre battuta contro il doping e contro chi ha sporcato il nostro sport, prendendo anche parte a campagne di sensibilizzazione tra i giovani.
Per quello che riguarda l'accusa, l'unica cosa che mi sento di dire è che il sistema aveva falle tecniche. Fino a qualche anno fa il sistema era cartaceo: la Fidal mediava i nostri rapporti con il coni, noi mandavamo reperibilità via fax (nel 2011!!) e loro la comunicavano al Coni. Sono in possesso di documenti email provenienti dalla Fidal nei quali io, sorpresa che non avessero ricevuto la reperibilità, chiedevo spiegazioni. La giustificazione (che ancora conservo) è stata data al malfunzionamento del fax che è durata qualche giorno nell'inverno tra il 2010 ed il 2011. Basterebbe solo questo per spiegare in che situazione fosse lo stato della comunicazione della reperibilità all'epoca. Successivamente dal fax si passò a una piattaforma informatica, che presentò da subito problemi di funzionamento: anche in questo caso ho prodotto documenti riguardo all'immissione della password ed alla generazione calendario. Vi faccio un esempio: a Londra appena arrivata mi ero registrata al villaggio olimpico, ma il responsabile sanitario del Coni, mi disse che non risultavo al villaggio. Insistendo sul sistema, aiutata dai sanitari Fidal, sono riuscita ad aggiornarlo, ma è un altro esempio eclatante per capire cosa è successo. Oltretutto, nel caso ci siano inadempimenti, mancate comunicazioni di reperibilità o mancati controlli, la procura è tenuta a mandare all'atleta una raccomandata con ricevuta di ritorno che rappresenta un'ammonizione, e alla terza scattano le sanzioni. Nella mia vita non ho mai ricevuto ammonizioni riguardo alla mancata comunicazione reperibilità, la mia unica ammonizione ricevuta è stata nell'estate 2014 per un supposto mancato controllo. Ho fatto subito ricorso producendo documenti e dimostrando la negligenza delle altre parti in questione nel reperirmi, e il ricorso l'ho vinto: questo rappresenta il mio unico contatto con la Procura Antidoping in 15 anni di nazionale. Posso parlare solo per me perché conosco la mia situazione, ma nei corridoi della procura ho potuto riscontrare nei giorni delle audizioni di altri atleti che il mio era un sentimento comune di grande frustrazione per esser stati coinvolti in un malfunzionamento delle strutture e dei sistemi preposti. Certa che la vicenda sarà risolta positivamente per me, ribadisco la mia assoluta estraneità a quello di cui sono accusata e confido nel buonsenso della giustizia sportiva, augurandomi che in futuro vicende del genere non accadano più, specie in un periodo molto buio per l'atletica leggera"

Innanzitutto ci tengo profondamente a precisare che quella di cui vengo accusata non è una vicenda di doping ma di...

Posted by Silvia Salis on Mercoledì 2 dicembre 2015

Doping, 26 atleti azzurri deferiti


Mercoledì 3 dicembre 2015

- Non bastavano gli scarsi risultati nelle ultime competizioni internazionali a mettere in ansia il mondo dell'atletica azzurra a pochi mesi dalle Olimpiadi di Rio, a scatenare una vera e propria bufera arriva la Procura Antidoping del Coni che ha chiesto due anni di squalifica per 26 atleti per "elusione, rifiuto e omissione di sottoporsi ai prelievi dei campioni biologici". Per altri 39 azzurri è stata invece chiesta l'archiviazione per "mancata reperibilità".

A queste richieste si è giunti grazie agli sviluppi dell'indagine Olimpia che è stata condotta dai carabinieri di Trento su mandato della procura di Bolzano a partire dal caso di Alex Schwazer, il quale, dopo aver ammesso di aver usato Epo prima delle Olimpiadi di Londra, sta ora cercando di tornare in gara a Rio. Il marciatore altoatesino è tra gli atleti per i quali è stata chiesta l'archiviazione. In totale sono 65 i tesserati Fidal il cui nome è comparso nell'indagine. Tra gli archiviati ci sono anche Simona La Mantia e Antonietta Di Martino.

Ma veniamo ai 26 atleti deferiti, che rischiano la squalifica e dunque salterebbero le Olimpiadi di Rio 2016: tra di loro ci sono nomi importanti, molti di quelli che ci hanno portato le ultime medaglie importanti come i triplisti Fabrizio Donato, Daniele Greco, Fabrizio Schembri, il maratoneta campione d'Europa Daniele Meucci. C'è anche l'ex stella del salto in lungo Andrew Howe, che dopo molti infortuni e qualche incursione nel mondo dello spettacolo stava provando a ottenere di nuovo qualche risultato in pista.

Ecco l'elenco completo dei 26 atleti deferiti:
Roberto Bertolini
Migidio Bourifa
Filippo Campioli
Simone Collio
Roberto Donati
Fabrizio Donato
Giovanni Faloci
Matteo Galvan
Giuseppe Gibilisco
Daniele Greco
Andrew Howe
Anna Incerti
Andrea Lalli
Stefano La Rosa
Claudio Licciardello
Daniele Meucci
Christian Obrist
Ruggero Pertile
Jacques Riparelli
Silvia Salis
Fabrizio Schembri
Daniele Secci
Daddour Slimani
Gianluca Tamberi
Marco Vistalli
Silvia Weissteiner

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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