Pozo Izquierdo, La Mecca del windsurf

Salinas de ArinagaEra da tempo che volevo colmare il grande silenzio che inspiegabilmente ancora circonda, nella Internet in lingua italiana, un luogo importante del mondo del windsurf come Pozo Izquierdo, angolo sperduto delle Isole Canarie che batte ovviamente bandiera spagnola.

Ogni vero professionista del windsurf conosce questo posto e la maggior parte degli appassionati di questo sport ci ha passato almeno una settimana di vacanza ingaggiando sfide sovrumane con il vento, con la cucina e con la folle comunità internazionale di stanza a Pozo, location che non a caso è la più importante tappa del Campionato del Mondo di tavola a vela da almeno 10 anni a questa parte.

Eppure, se provate a digitare “Pozo Izquierdo” su Google, i risultati in lingua italiana si contano sulle dita di una mano. Ad eccezione di una stringata voce di Wikipedia, che tra l’altro ho scritto io e solo per rendere giustizia alla conoscenza, i link proposti riguardano generiche vacanze alle isole Canarie.

In verità anche una rivista di windsurf convertitasi all’online, facile da individuare nell’esiguo universo italiano del settore che vanta appena tre testate, ha avuto la bontà di pubblicare, in pdf, un suo servizio su Pozo Izquierdo (parte di una spotguide). Si tratta di un lavoro abbastanza completo, con dettagli importanti per un windsurfista a partire dalla direzione prevalente del vento, l’intensità media, il tipo di fondale e molto altro che invero poco interessa il turista occasionale.

La mia personale esperienza, breve e lunga ad un tempo, mi consente di affermare che Pozo non è solo un windsurf-spot ma molto di più, è atmosfera, persone, emozioni e cuore che il vento, per quanto intenso, non riesce a far volare via. Nemmeno dopo anni.

Spero che non me ne vorrà l’Azienda di promozione turistica delle Canarie se mi vedo costretto a confidare che in questo angolo di costa a Sud dell’isola di Gran Canaria, la maggiore di tutto l’arcipelago, c’è ben poco del sogno di un bel mare o di una bella spiaggia. Una baia d’un verde ambiguo, inquietante, che si è meritato tutto il nome che si è scelto, Pozo Izquierdo, Pozzo sinistro, un pozzo dove però la tavola naviga alla grande, al di là delle attese.

Manca il mare cristallino, trasparente, ben diffuso in tante altre spiagge della Gran Canaria, qui il mare non si veste per apparire, anzi scoraggia coi suoi colori ed il rumore continuo del vento i gitanti occasionali, quasi a tenere lontani quelli che amano il mare tranquillo, quasi a costruire una enclave di persone diverse che parlano lingue diverse ma si capiscono con uno sguardo, un gesto o un sorriso.

La complicità fra i windsurfisti, qui, è completa, interessa solo inseguire il vento e poco importa il colore del mare, i sassi che a riva smitragliano le gambe caricati da onde frangenti.

Mi ricordo che il primo giorno ho pensato seriamente di tornarmene subito a casa, ma è bastato mettere appena il naso nel gruppo per cambiare idea e provare il richiamo di “Un mercoledi da leoni”, ma con le vele.

Ti contagia l’atmosfera onirica, le carezze del sole, le attrezzature sparse, colorate, perennemente in revisione, i rimedi, le soluzioni, i consigli degli artisti e degli artigiani del windsurf, tutti ristretti su una pietraia esclusiva, un mondo di pazzi che si legge come si scrive, un mondo di persone senza … conservanti, persone vere.

Mi ricordo d’un ragazzo olandese che, incurante di ogni altra cosa, si metteva a danzare in un parcheggio antistante la baia per mostrare al mio amico Valerio la corretta esecuzione del forward loop. Ripeteva e ripeteva i suoi volteggi al grido “Jump, steer, shit in” arrancando con inglese stentato nella sua lezione di pratica a terra. Avrebbe insegnato a chiunque a saltare sulle onde, perchè condividere con altri quell’emozione non avrebbe significato dimezzarla, svalutarla, ma anzi moltiplicarla e accrescerla.

L’olandese, il cui vero nome è Whoop, veniva da tutti indicato con un semplice “who”, insomma “chi”, e una volta si era sparsa la voce che Whoop aveva visto un grande squalo bianco nella baia di Pozo. Till, il velista e velaio tedesco del negozio di windsurf, chiedeva: “You know, Whoop saw the shark”? E le risposte innescavano inesorabilmente una micidiale ripetizione di quel nome che una volta voleva dire “chi?” e l’altra voleva indicare il nome del ragazzo che aveva avvistato lo squalo. Qualcuno forse ricorderà l’esilarante siparietto portato in scena nel film “Rain Man” da Tom Cruise e Dustin Hoffmann: “Chi! E' il giocatore in prima base, chi?"...

Whoop meriterebbe un post a parte cosi come la sua “fidanzata” Rebecca che usava mettere la muta “a pelle” (senza indossare nemmeno il costume) e magari ti chiedeva anche di aiutarla a chiudere la zip. I due avevano adottato un cane di nome Jack, chiamato così perchè Whoop adorava il Jack Daniels, ma non si può dire se fossero stati loro ad aver scelto il cane oppure il cane ad aver adottato loro.

Whoop, tra le tante stramberie, usava il nastro adesivo “american tape” come cerotto per sigillare i buchi che si procurava sui piedi a forza di atterrare dai suoi salti, e quando a sera lo staccava dalle ferite urlava come un pazzo. A vederlo non sembrava un fulmine di guerra, con la sua aria stralunata, di chi si è appena svegliato, eppure, quando serviva, ti infilzava con due parole come quando organizzò una grigliata di carne a casa sua, e a noi italiani che avevamo fornito un contributo modesto portando l’insalata, disse: “Good job Italians, you are very smart”, che lasciava intendere bene quale era il suo giudizio sul nostro impegno economico allo sforzo comune. Per capirci, Whoop potrebbe ricordare il personaggio di Lennie, descritto nel romanzo di Steinbeck, “Uomini e topi”, come una sorta di gigante buono che non sa controllare la propria forza fisica.

A Pozo abbiamo conosciuto un ragazzo di Pesaro che si era trasferito lì ormai da diverso tempo e solo per amore del suo windsurf. Faceva il dentista a Las Palmas de Gran Canaria, la capitale (insieme a Santa Cruz de Tenerife) della comunità autonoma delle Isole Canarie. So che ora vive a Lanzarote, con Belen, la sua ragazza brasiliana. Una persona straordinaria, umile e capace, disponibile, generoso, sempre pronto a meravigliarsi e a stupire gli amici. Mi ricordo che aveva ammaestrato uno dei pappagalli tipici delle isole e lo faceva svolazzare liberamente dentro casa dandogli da mangiare direttamente con le mani. Mi ha fatto scoprire il locale di Ramon, una stanza con quattro tavoli che solo lui può chiamare “ristorante”, e lo dice convinto. I lavoratori della zona, per lo più muratori, vanno da lui per la pausa pranzo; se prenoti puoi mangiare il più verace dei piatti tipici delle Canarie: “La ropa vieja”, il nome è sinistro, ansiogeno, ma vale la pena.

Mi piacerebbe davvero se qualcuno, imbattendosi in questo post, fosse solleticato dalla curiosità di scoprire questo spicchio di mondo che è Pozo, angolo che è una sorta di unicità del windsurf, l’unico luogo del mondo che ha deciso di dedicare a questo sport addirittura un monumento. Infatti, in prossimità della baia c’è una statua, una bellissima ragazza che plana sul windsurf; se la guardi bene e ti stampi questa immagine nella mente, ti convincerai andando in spiaggia di ritrovare le fattezze dell’opera nel volto e nel corpo delle mitiche gemelle Ruano Moreno, Daida e Iballa, entrambe pluricampionesse del mondo di questa disciplina, nate e cresciute a Pozo. Girano da quelle parti più leggere della loro fama, prodighe di consigli per chiunque, partecipano alle feste tra Paella e Cruzcampo (è la Peroni delle Canarie) dimenticandosi di essere delle preziose celebrità.

Pozo in fondo è un paese di pescatori, ma deve molto al windsurf che è entrato nella sua anima a tal punto che ovunque trovi pezzi riciclati di attrezzatura da windsurf usata e ritornata a nuova vita, con impieghi diversi e impensabili. Tavole, vele, boma, strap tentano di mimetizzarsi nei negozi, alle finestre, perfino dentro i muri, tra un blocchetto di tufo e l’altro.

Io ho vissuto a Pozo per due mesi ed è stata una esperienza unica, in qualche misura irripetibile, anche un modo per misurare le mie capacità di adattamento, cosa che non guasta.

Sono tornato con un bagaglio di ricordi non indifferente, era l’11 settembre del 2001, il mio aereo veniva dalle Canarie a Roma, le emozioni sono rimaste così affogate in una realtà cruda e assorbente che avrebbe invaso il mondo per molti giorni a seguire e per sempre.

Avrei tanto altro ancora da raccontare di questo “Pozzo”; che è il posto giusto per definirlo "La Mecca del windsurf”, no tienes perdida, come direbbero in zona, e non escludo di ritornare in argomento a breve, impegni permettendo.

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