Giro d’Italia: una geografia privata

Luoghi della memoria a poche ore dalla partenza del Giro del Centenario

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Che cos’è il Giro d’Italia per me? Una corsa ciclistica? Non basta. Non è sufficiente. Il Giro d’Italia è la mia favola di bambino, il mio sogno di adolescente, la passione del mio primo mestiere. Non so dire quando io abbia sentito parlare per la prima volta del Giro d’Italia perché il ciclismo a casa mia è sempre stato il companatico di ogni racconto del mio nonno materno che di Giri d’Italia ne corse tre: quello del 1940 (vincendo la maglia bianca di migliore isolato) e quelli del 1946 e del 1947 al servizio, rispettivamente, di Fausto Coppi e Fiorenzo Magni.

Quindi, ecco, il Giro d’Italia è stata la mia favola di bambino perché non c’è stata estate della mia infanzia in cui mio nonno, Giovanni Destefanis, non mi abbia raccontato storie piene di polvere, fango, fatica e sete. Storie di tappe dalle lunghezze impossibili sotto il sole cocente o nel freddo di una neve tardiva. Storie di sistemazioni precarie alla fine delle tappe, di mense collettive nelle quali chi era vicino alle cucine mangiava il doppio e chi ne era lontano quasi digiunava. Storie di tappe in cui foravi sette (dico sette!) volte e dovevi provvedere da solo a smontare, sostituire e gonfiare i tubolari. Non so se io mi sia innamorato prima delle storie o prima del ciclismo, ma so che se amo le storie e amo il ciclismo è perché ho avuto in famiglia un narratore che mi ha fatto innamorare di questo sport raccontandomelo.

Nella mia mente spugnosa di bambino ogni racconto era in bianco e nero: vedevo tutto, davo un volto a chi era solo un identikit fatto a voce. Imparavo una favola con una morale: le cose belle costano fatica.

Poi è stato il mio sogno di adolescente. Quando ho iniziato a pedalare, intorno ai quattordici anni, credo ci sia stato persino qualche pomeriggio di rêverie in cui mi sono immaginato adulto, in mezzo al plotone dei girini, a giocarmi la maglia rosa. Visti i modesti risultati come ciclista, a quello spropositato desiderio di adolescente, se n’è sostituito un’altro: quello di seguire un giorno o l’altro il Giro d’Italia come giornalista.

Dopo avere portato a termine il mio percorso di studi, agli albori dell’informazione sportiva sul web, ho avuto la possibilità di seguire il ciclismo per la redazione italiana di un network mondiale di informazione sportiva con sede negli Stati Uniti. Dal 2000 al 2009 ho avuto la fortuna di muovere i miei primi passi nel mondo del giornalismo seguendo il Giro d’Italia in loco. È stata un’esperienza indimenticabile condivisa con colleghi straordinari.

Quindi se mi viene chiesto che cosa sia per me il Giro d’Italia io rispondo che è una favola che si trasforma in sogno e poi un sogno che diventa una passione e un mestiere (con tutti gli eccessi di reale che ciò comporta).

Ma il Giro d’Italia è anche una geografia privata. Il terreno nel quale ho imparato a raccontare, a farlo senza impiegare troppo tempo e senza farmi prendere dalla timidezza. Il Giro è stata l’esplorazione del paese profondo, quello che se viaggi sempre su autostrade e statali, non conoscerai mai.

Ogni geografia intima è fatta di luoghi. Ne butto lì alcuni alla rinfusa, senza alcuna gerarchia sentimentale, né geografica, né storico-ciclistica.

SESTRIERE, ITALY - JULY 18:  Italy: Spain's Miguel Indurain (R) sets the pace ahead of Italy's Gianni Bugno during the 13th   stage of the 79th Tour de France from St.-Gervais to Sestriere 18 July. Indurain is now ahead of Pascal Lino, and in first place in overall standings.  (Photo credit should read VINCENT AMALVY/AFP/Getty Images)

Colle Don Bosco. È il 1988, io ho dodici anni e per la prima volta vado al Giro d’Italia. La tappa Parma-Colle Don Bosco viene annullata a causa delle proteste degli ecologisti. Con me c’è mio nonno che era in corsa anche nel 1946, nell’unica altra tappa mandata a monte dal pubblico: quella delle proteste degli anti-italiani a Pieris.

Passo Pordoi. È il 2001. Tutta la salita in prima per raggiungere la sala stampa in quota. Povera frizione! Il Giro d’Italia seguito per lavoro è una sorta di bolla paradossale: porta folla e baccano nei luoghi dove regnano per tutto l’anno natura e silenzio. Ti trasforma in un viaggiatore distratto che non può godere della meraviglia dei luoghi perché confinato per gran parte del tempo in una sala stampa o in un recinto con tv all’arrivo.

Aprica. È il 2006. Gilberto Simoni ha appena tagliato il traguardo alle spalle di Ivan Basso ed è un fiume in piena. Con alcuni giornalisti raccolgo il suo sfogo, c’è tutta la passione di un corridore che si sente tradito da un avversario che gli ha chiesto di non staccarlo in discesa e poi gli ha negato la vittoria nell’arrivo in salita, nonostante il Giro sia saldamente nelle sue mani.

Vinadio. È il 2001. Ho passato una notte insonne. La sera prima negli alberghi di Sanremo è successo di tutto. Io, seguendo il Giro con liveblogging che iniziano nel primo pomeriggio, salto le partenze e mi dirigo con largo anticipo agli arrivi. Ma a Sant’Anna di Vinadio non arriverà nessuno perché i corridori sono sul piede di guerra. Vogliono far finire il Giro così com’è. Pantani guida la protesta, Cipollini si allinea alle esigenze dell’organizzazione. La corsa andrà avanti, ma quel giorno e i giorni successivi saranno fra i peggiori della storia ultracentenaria del Giro.

Sestriere. È il 1993. Alle otto della mattina siamo già al Colle del Sestriere per aspettare l’arrivo della cronometro che deciderà il Giro. Miguel Indurain è un tornado, spiana la salita e respinge le residue velleità di Chiappucci. Il Giro è suo.

SESTRIERES, ITALY:  Venezuelan Jose Guillen Rujano (L-Selle Italia - Colombia), Italian Gilberto Simoni (C-Lampre) and Danilo Di Luca (Liquigas) ride during the 19th stage of the Giro, the cycling Tour of Italy, between Savigliano and Sestrieres, 28 May 2005. Rujano won the stage with Italian Paolo Savoldelli (Discovery Channel) retained the leader's pink jersey. AFP PHOTO POOL  (Photo credit should read POOL/AFP/Getty Images)

Sestriere. È il 2005. La tappa più emozionante alla quale abbia mai assistito è quella che scala per la prima volta il Colle delle Finestre. In maglia rosa c’è Paolo Savoldelli che accusa il colpo sugli impegnativi tornanti della salita valsusina. All’attacco ci sono Gilberto Simoni, José Ruano e Danilo Di Luca. La corsa esplode e Simoni diventa la maglia rosa virtuale. Poi nella salita che porta a Sestiere succede di tutto. Savoldelli trova alleati per strada e Simoni – sul suo terreno, la salita – perde le ruote di Rujano e il Giro d’Italia a causa dei crampi. All’arrivo solo ciclisti stravolti che tagliano il traguardo uno a uno. Ciclismo epico, davvero.

Vesuvio. È il 2009. Il Giro è così così, il panorama dalle pendici del vulcano qualcosa di stupendo. È il Giro del Centenario: c’è poca epica e risultati che l’antidoping riscriverà.

Crissolo. È il 1991. C’è una nebbia che si taglia con il coltello e io non sono lì per il Giro, ma per Laurent Fignon. Spendo un’intera giornata per vederlo passare su un tratto di salita per non più di 20 secondi. È un campione agli sgoccioli della carriera. Ma continua a battersi con orgoglio ed è quanto mi basta come tifoso.

Spoleto. È il 2007. Sono in ammiraglia, non ricordo con quale squadra. Devo raccontare la corsa come la si vive in auto. Sono l’intruso fra direttore sportivo e meccanico. L’Umbria che attraversiamo è di una bellezza indescrivibile. Un cuore verde di cui è impossibile non innamorarsi e che fa mettere fra parentesi anche la cronaca di gara. Si arriva a Spoleto. Ma quanto è bella l’Italia?

Torino. È il 2016. Il Giro finisce a Torino, la mia città, e io, dopo averne seguiti tanti per lavoro, sono al traguardo come semplice spettatore. È ancora più bello poter assistere all'apoteosi di Vincenzo Nibali senza dover prendere carta e penna per annotare azioni, distacchi, dichiarazioni e osservazioni tecnico-tattiche. È divertimento puro che assomiglia a quello di quando ero ragazzo. Ora è, allo stesso tempo, favola, sogno e passione.

SESTRIERES, ITALY:  Venezuelan Jose Guillen Rujano (L-Selle Italia - Colombia) and Italian Gilberto Simoni (Lampre) ride during the 19th stage of the Giro, the cycling Tour of Italy, between Savigliano and Sestrieres, 28 May 2005. Guillen Rujano won the stage and Italian Paolo Savoldelli (Discovery Channel) retained the leader's pink jersey.  AFP PHOTO POOL  (Photo credit should read POOL/AFP/Getty Images)

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