Caso Donnarumma, Raiola: "Siamo stati minacciati. Colpa del Milan"

Ieri sera Mino Raiola ha raccontato le sue verità sul 'caso Donnarumma'. Ovviamente il procuratore più famoso del mondo ha fornito la sua personalissima versione dei fatti, nella quale la scelta di non rinnovare è figlia solo del comportamento del Milan. Uno schema classico per Raiola, che trova sempre il modo di portare l'acqua al proprio mulino. Secondo Raiola il suo assistito avrebbe deciso di non rinnovare perché stufo delle pressioni ricevute dalla società: "Inizialmente Gigio voleva rinnovare ed è per questo che io ho sempre detto che non sarebbe andato via a parametro zero, ma poi siamo stati minacciati, ci hanno forzato. Lo ha perso il Milan, il ragazzo ha sentito la mancanza della protezione del club. Quello del Milan è qualcosa di vicino al mobbing, forse già mobbing. Il ragazzo mi ha detto: Mino non me la sento di trattare così, visto anche quello che sta succedendo alla mia famiglia".

Nella parte del cattivo di turno questa volta c'è Mirabelli, il primo colpevole secondo Raiola: "Io non condivido il modo di fare il dirigente del signor Mirabelli, non abbiamo feeling e non accetto il suo comportamento, non glielo permetto. Il ragazzo mi ha detto che non se la sentiva di firmare dopo il comportamento della società nei suoi confronti". Secondo Raiola non ci sarebbe nessuna big dietro la loro decisione: "Non ho parlato con nessuna grande squadra, non abbiamo accordi con nessuno e non lo faremo a breve. In ogni caso mi prendo il 100% della responsabilità della decisione, ma oggi anche lui si è convinto che questa fosse la cosa migliore per lui, soprattutto per l'atteggiamento dei dirigenti nei suoi confronti. Real? Per andare a Madrid non ho bisogno di Galliani, la verità è che lo cercano in tanti, come già a 16 anni".

Ovviamente, tutta la responsabilità è del Milan, che ha messo troppa fretta al giocatore e non l'ha protetto come avrebbe dovuto: "Non è mai stato un problema di soldi. Ad un certo punto sono cambiate alcune cose. Innanzitutto il mancato appoggio della società nei confronti del giocatore in situazioni spiacevoli, come in occasione dello striscione esposto dai tifosi contro di lui sotto la sede del Milan e che nessuno ha fatto rimuovere. Poi l'atteggiamento dei dirigenti rossoneri che ci hanno minacciato di non farlo giocare e di stroncargli la carriera in caso di mancato rinnovo, non credo che questa sia la politica migliore. Di soldi non avevamo mai parlato, perché non ci sono stati concessi il tempo e la serenità necessari. Clausola? Non eravamo a questo punto, quando uno è alla clausola è al 90% del contratto. Noi abbiamo osservato degli atteggiamenti pubblici ostili e violenti e non siamo arrivati così avanti".

Secondo Raiola, il futuro di Donnarumma è ancora tutto da scrivere, ma di sicuro il suo assistito non potrà finire in tribuna: "Quando ci saranno società interessate informerò il Milan e decideranno cosa fare. Donnarumma è triste, ma questa storia doveva finire. Abbiamo tirato via il dente. Trattare ancora con i rossoneri? non ho problemi con il Milan, né tanto meno con Fassone, ma non vedo come ora la situazione possa cambiare. Cercano un altro portiere? Ne possono cercare sette, è un anno importante e se dobbiamo basarci sulla qualità, l'anno non lo perde. Se ci sono altre cose, allora rischia di perderlo. Se penso che potrebbe finire in tribuna, penso che sia mobbing".

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