Bike Pride 2017: 10mila ciclisti invadono le strade di Torino

Migliaia di ciclisti hanno pedalato per le vie e i corsi del capoluogo piemontese

Quindici anni fa eravamo in trenta-quaranta al massimo. Ci trovavamo davanti al Municipio di Torino, alle 21 del giovedì sera. Pedalavamo compatti nel centro cittadino rivendicando spazi e rispetto. Non c’erano leader, né organizzatori, la massa critica era una manifestazione spontanea per far capire alla cittadinanza e agli automobilisti che non intralciavamo il traffico, ma eravamo il traffico.

Tre lustri dopo, lo sviluppo della rete ciclabile, la creazione di un servizio di bike sharing e soprattutto un’attività di lobbing dal basso di chi pedala in città hanno reso possibile una manifestazione come quella di oggi, il Bike Pride, capace di portare in strada 10mila ciclisti, come testimonia la nostra gallery di apertura.

Dal Parco del Valentino, dopo avere percorso circa un chilometro costeggiando i Murazzi del Po, la fiumana di bici ha percorso i corsi San Maurizio e Regina Margherita transitando nel tunnel solitamente vietato alle biciclette.

A un’andatura adatta a tutti (6-7 km/h) i ciclisti torinesi hanno riconquistato quegli spazi in cui troppo spesso vengono considerati come elementi del traffico da tollerare, quando non da sbeffeggiare.

Da Corso Svizzera, giro di boa della pedalata di 12 chilometri, il Bike Pride si è poi diretto verso il centro tornando al Parco del Valentino.

Campanelli e musica, un senso di comunità che si rinnova annualmente, un progetto che cerca di fare pressione sull’amministrazione torinese affinché le politiche per la ciclabilità migliorino la sicurezza e la fruibilità. Perché se è vero che molto è stato fatto dal 2002 a oggi e anche vero che la situazione è ferma da qualche anno sia per quanto concerne le piste ciclabili che per l’implementazione del bike sharing.

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Foto | Davide Mazzocco e Bike Pride

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