Doping, la Wada discolpa 95 atleti russi: prove insufficienti

La notizia è stata anticipata dal New York Times.

Il New York Times ha pubblicato un articolo firmato da Rebecca R. Ruiz dal quale emerge che la Wada, agenzia mondiale antidoping, sarà costretta a discolpare 95 atleti russi coinvolti nelle indagini sul doping di Stato in Russia perché le prove sono insufficienti. In totale le decisioni elaborate sono 96 e dunque per un solo atleta ci sono le prove.

Il celebre giornale è entrato in possesso di un documento interno della Wada, redatto in vista di una riunione del prossimo 24 settembre 2017, in cui il direttore dell’agenzia, Olivier Niggli, comunica che “Le prove disponibili erano insufficienti a sostenere l'affermazione di una violazione della norma antidoping contro questi 95 atleti”. Non vengono però fatti i nomi degli atleti in questione.

Richard McLaren, colui che ha investigato sul caso redigendo un rapporto noto alla stampa proprio con il suo nome, ha trascorso gran parte degli ultimi due anni a occuparsi del doping di Stato in Russia, ha identificato circa mille atleti coinvolti, ma ha sempre sottolineato come, a causa della mancanza di collaborazione da parte della Russia stessa, era troppo difficile trovare prove valide. Inoltre non è stato richiesto il coinvolgimento del Dottor Grigory Rodchenkov, che era il direttore del laboratorio russo antidoping e colui il quale in prima persona provvedeva a sostituire i campioni degli atleti dopati con campioni “puliti”.

Rapporto Wada

Rodchenkov aveva “spifferato” tutto proprio al giornale newyorchese quando aveva intuito che la sua vita era in pericolo in patria e infatti ora vive sotto protezione negli Stati Uniti. La sua storia è raccontata nel documentario Icarus di Bryan Fogel, che era entrato in contatto con lui per una questione completamente diversa e alla fine si è ritrovato direttamente coinvolto nella vita di Rodchenkov proprio nel periodo in cui ha dovuto lasciare l’incarico di direttore del laboratorio antidoping.

L’avvocato di Rodchenkov, Jim Walden, sostiene che il suo assistito sia assolutamente pronto a collaborare, ma nessun investigatore a lavoro sul caso lo ha realmente contattato, nonostante gli ufficiali continuino a dire che il dottore non sia disponibile.

In pratica Niggli sostiene che nonostante il contenuto dell’hard disk di Rodchenkov (e-mail, analisi e vari documenti) dimostrino l’esistenza di un sistema di doping, grazie al quale alcune federazioni russe sono state bannate dalle Olimpiadi di Rio 2016, le prove non sono allo stesso tempo sufficienti per perseguire i singoli atleti che McLaren ha identificato.

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