Il ghiacciaio di Indren: prove tecniche di quattromila sul Monte Rosa

Il ghiacciaio di Indren
Marco Valsecchi, giornalista, scrittore e compagno di uscite in montagna ci racconta la sua prima esperienza verso un 4000 metri. Spesso parliamo di alpinisti che si mangiano gli 8000 mila, ma anche un'esperienza del genere deve essere condivisa. Ecco il suo racconto:

Spingersi fino a quota quattromila non è necessariamente un’impresa da titani. Un primo approccio all’alta quota, se si trova il percorso giusto e ci si accosta con una preparazione adeguata, può essere un’esperienza soddisfacente e alla portata di tutti. Sia chiaro: questo non è un invito a correre verso la prima cima a cuor leggero. La montagna richiede rispetto, consapevolezza e umiltà. Quello che non deve mai essere trascurato – ma il discorso vale per l’alta quota come per altitudini più modeste – è la necessità un’attrezzatura adatta al terreno che si affronta, la consapevolezza dei propri limiti e la presenza di qualcuno che sappia far fronte agli imprevisti.

Detto questo, per chi volesse muovere i primi passi in direzione di cime importanti, il Monte Rosa offre un campo di studio eccellente nel ghiacciaio dell’Indren, su un percorso raggiungibile anche in giornata e con infrastrutture di ottima qualità. Da Alagna (1.212 m), incantevole paesino Valser che già di per sé vale una gita, è sufficiente prendere la cabinovia per portarsi a Pianalunga (2.045 m). Qui una funivia consente di raggiungere il Passo dei Salati (2.980 m), dove un secondo impianto permette di arrivare in breve a Punta Indren (3.260 m). Costo totale dell’operazione: 35 euro, tenete conto quando preparate il budget. Continua...

Il ghiacciaio di Indren
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Giunti a Punta Indren si infilano i ramponi e ha inizio l’ascensione. Si parte con un lungo traverso, che passando per un brevissimo tratto attrezzato(sostanzialmente un pezzo di corda) porta al Rifugio Città di Mantova (3.498 m). Un tratto non particolarmente impegnativo, tenendo come metro il passo del sottoscritto: una persona dal fisico normale il cui allenamento da un anno a questa parte prevede di media almeno un paio di uscite al mese con dislivelli tra i mille e i millecinquecento metri. Le maggiori difficoltà, fino a qui, possono essere il sole che batte (imprescindibile una buona crema solare, pena l’ustione) e la neve pesante.

A seguire si sale verso la Capanna Giovanni Gnifetti (3.647 m). Qui la pendenza inizia a farsi sentire, combinata alla quota con la conseguente rarefazione dell’aria. Se volete mettervi alla prova da questo punto di vista, ecco un’ascensione che fa al caso vostro. Testate il fiato e sentite le gambe come vanno. Anche perché, una volta giunti alla Gnifetti, prima di avventurarsi sul ghiacciaio è bene essere certi dei propri mezzi. Se lo siete, l’Indren è lì che vi aspetta. Ovviamente se avete una piccozza, un’imbragatura, una corda e dei buoni compagni di cordata, tra cui qualcuno già pratico di ghiacciai, visto che il crepaccio è sempre in agguato, spesso coperto dalla neve.

Osservate queste norme di sicurezza, la salita verso la cresta che porta alla base della Punta Giordani (4.046) vi garantisce un’ora abbondante di sana fatica, circondati da un panorama celestiale. Da lì è poi possibile dirigersi verso la punta stessa, o anche spingersi oltre, affrontando la Piramide Vincent (4.215 m). Ma sono difficoltà ulteriori, per le quali il sottoscritto al momento ha bisogno di altra pratica e altro allenamento.

Unico rimpianto personale: non aver fatto parte della cordata. Sarà per la prossima!

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