Antropologia dell'alpinista - I vestiti e lo stile

Sia che ci troviamo in falesia, sia che ci troviamo su una via di 750 metri bisogna far capire a un occhio inesperto, che l’abbigliamento gioca un ruolo importante a seconda di chi è a mettere le dita sulle prese.

Se avete seguito la prima parte dell'Antropologia dell’alpinista vi ricorderete che la distinzione principale avviene tra climber forte e climber della domenica, indipendentemente che sia uomo o donna; ma questi due soggetti che si incontrano nello stesso sito naturale, hanno anche elementi culturali che li differenziano:

Il Forte.

E' una persona che solitamente è chiusa in se stessa, si esprime bofonchiando e a sguardo basso, un po’ animalesco; l’abbigliamento è “sdrucito”, datato, scolorito nonostante si intraveda in esso l’antica pigmentazione estremamente colorata.
I capi di abbigliamento raramente sono di una qualsivoglia casa produttrice di abbigliamento tecnico. Per lui esistono solo le magliette delle bancarelle (3 pezzi 10 euro) e i pantaloncini di quando era fanciullo.

I tessuti sono ricoperti da una quantità di polvere proporzionata alla polverosità del luogo in cui sta scalando e esponenzialmente sporco in relazione all’ultimo lavaggio che hanno subito (solitamente un pantaloncino viene riutilizzato almeno per un mese consecutivo, per non consumare la trama e l’ordito).

Tutto ciò che è stato scritto in relazione all’abbigliamento lo si riscontra nelle caratteristiche dello zaino (buchi ovunque, scolorito, sporco, con dentro la banana di 2 fine settimana precedenti…)
Per il materiale tecnico ha una cura particolare: corda e rinvii recenti, mezzo di sicura quasi esclusivamente GriGri.

Quello della Domenica

Questa tipologia è contraddistinta da una solarità sul viso che si contrappone in maniera evidente con il precedente scalatore.
L'abbigliamento è dell’ultima generazione (omettiamo le marche per questioni di pubblicità), acquistato a prezzo pieno e tutto in blocco: imbrago, sacchetto magnesite, scarpette, mezzo di assicurazione, corda, un set di 10/12 rinvii (e qui la spesa si aggira intorno ai 500/550 euro).

Poi c’è l’abbigliamento: dipende se il neofita inizia a scalare in inverno o estate, ma come base metterei un paio di pantaloni (estremamente tecnici, in cordura e goretex sulle ginocchia e il sedere), una maglietta traspirante (mamma mia quanto puzzano dopo 45 minuti!!!), un pile antivento, antipioggia, antitutto (e abbiamo speso altri 350 euro circa).

Guai se uno di questi elementi si sporca, cade a terra, si impolvera.
Tutto viene lavato a mano in acqua fredda per non deteriorare le caratteristiche tecniche (magari se è una donna ci mette anche l’ammorbidente profumato, io lo faccio!)

Vi rammento che naturalmente tutte queste caratteristiche sono un po’ per la maggioranza della popolazione che abita i luoghi di arrampicata. Esiste sempre e comunque la cosiddetta “eccezione che conferma la regola” quindi non prendete come unico riferimento questo scritto.

  • shares
  • Mail
4 commenti Aggiorna
Ordina: