Mennea | Oggi la camera ardente al Coni: è successo solo due volte nella storia

"Corri veloce come Mennea!". Quante volte abbiamo sentito questa frase, da bambini. Per noi ragazzotti che abbiamo superato gli 'enta, cresciuti con il mito di Mennea, è come perdere un eroe di infanzia, un punto di riferimento e un esempio. Per noi, per tutti. Un profondo senso di tristezza ha pervaso questo inizio di primavera dello sport italiano e dell'intera nazione. La morte di uno degli sportivi più forti di sempre, di un uomo che ha inorgoglito l'Italia per i risultati, lo spirito di sacrificio, la lealtà e la forza di volontà, ha colto di sorpresa. Quasi nessuno sapeva della sua malattia, un segno della riservatezza che ha contraddistinto la vita di Pietro Mennea. Sono state numerosissime le testimonianze per l'ex atleta italiano.

Una delle più toccanti è quella di Sara Simeoni, campionessa olimpica e medaglia d'oro alle XXII Olimpiadi di Mosca nel 1980, primatista del mondo con la misura di 2,01 metri, ma soprattutto grandissima amica di Mennea:

"È un momento di tristezza incredibile, per me che ho vissuto anni bellissimi insieme a Pietro, allenandoci fianco a fianco, sopportando gli allenamenti insieme. Ci facevamo coraggio. Erano anni in cui non avevi la possibilità di avere riferimenti o qualcuno che ti potesse dare consigli. L'atletica in quegli anni era un fai da te, ci siamo costruiti con il nostro carattere e il nostro modo di fare ed abbiamo fatto risultati importanti. Pietro è stato grandissimo. Non so che dire, potevo attendermi di tutto, ma non questa notizia".

La morte della freccia del Sud è stata un fulmine a ciel sereno. Livio Berruti, medaglia d'oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma 1960, definisce Mennea "un inno alla resistenza, alla tenacia e alla sofferenza", Carlo Vittori, l'allenatore di Mennea, racconta del suo senso di responsabilità ("se arrivavo con 5 minuti di ritardo me lo faceva notare"), Valeri Borzov, 63 anni, ex campione olimpico sovietico nei 100 e nei 200 metri e spesso avversario di Mennea, afferma che tutta la sua carriera è stata legata al suo nome, compresa la sua popolarità in Italia.

E poi il cordoglio del mondo del calcio, quello commosso di Stefano Baldini, Josefa Idem, Novella Calligaris, Maurizio Damilano, Giuseppe Abbagnale, della Fidal, del Coni e della IAAF. un cuscino sormontato da una corona di rose bianche e rosse che con il verde del gambo hanno formato il tricolore. Tra qualche ora, precisamente alle 9, sarà allestita la camera ardente al Coni. Un evento accaduto solo due volte nella storia dello sport, per Giulio Onesti e Primo Nebiolo. Un atto doveroso per un monumento della storia sportiva italiana, afferma Malagò, presidente del Coni: "Non so se siano poche o tante, credo sia stato sacrosanto concederla a Pietro. Ha fatto crescere una generazione all'insegna del suo mito. Dobbiamo fare di tutto da oggi per ricordare un uomo speciale". I funerali si terranno sabato 23 marzo alle ore 10, presso la Basilica di Santa Sabina a Roma. Il comune di Barletta, città natia di Mennea, ha disposto il lutto cittadino per quel giorno.

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