
Il Museo dello sci e della montagna di Darè, in Val Rendena, provincia di Trento: un’esposizione unica per scoprire fatti, miti e curiosità avvenute sulle nevi più suggestive delle Dolomiti. I visitatori potranno ripercorrere la storia dello sci in Trentino dagli inizi del Novecento ai giorni nostri grazie a una raccolta di oggetti e documenti originali che ripercorrono lo sviluppo dei materiali degli sci ed attacchi in mostra – dal legno, al compensato stratificato, alla plastica, per arrivare alle moderne fibre in carbonio – impiegati nelle numerosissime competizioni internazionali qui avvenute.
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L’origine dello sport femminile in italia è descritta in un prezioso libro firmato da Marco Martini.
Si parte dalla leggendaria Atalanta, Dea della mitologia greca che sfidò Peleo nella gara di lotta, si prosegue con le tradizioni dei popoli cosiddetti “primitivi” e degli antichi, fino ad arrivare alle donne atlete del secolo appena trascorso, il ‘900.
Una carrellata che, tra leggende, testimonianze storiche, regolamenti sportivi, classifiche e fotografie, ripercorre lo sviluppo del ruolo femminile nella storia dello sport, offrendo spunti di riflessione a quegli sportivi appassionati d.o.c. che, come tali, ne amano anche la storia.
Questo volume, ed altri delle edizioni AICS-ASAI dedicati al podismo, al ciclismo e all’atletica dei tempi che furono, possono essere richiesti a partire dal sito dell’Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli” (A.S.A.I.).
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Varese si riscopre terra di ciclismo ospitando i Mondiali di Ciclismo 2008 e per l’occasione celebra il suo glorioso passato con una mostra dedicata alla bicicletta.
STRAordinariCICLI racconta i due secoli di evoluzione del mezzo a due ruote, a partire dalla Draisina del 1820, passando dalla bicicletta di Lallement del 1863, Biciclo di Renard con la ruota anteriore di quasi 2 metri di diametro, per arricare da cimeli storici come la bicicletta Bianchi con cui Petit Breton vinse nel 1907 la prima Milano-Sanremo.
La collezione fa parte della raccolata del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, dal Museo del Campionissimi di Novi Ligure, dal Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, dal Museo Alfredo Binda di Cittiglio.
La mostra sarà aperta fino al 20 ottobre presso la sala espositiva di Villa Baragiola in Varese. Fra le biciclette esposte anche quelle utilizzate da campioni come Saronni, Cipollini, Bugno, Merckx, e Moser. Particolare rilievo sarà dato alle figure di Luigi Ganna e Alfredo Binda, due massimi campioni legati al territorio varesino.
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Esattamente cento anni, il 24 luglio 1908, si svolgeva la Maratona delle Olimpiadi di Londra. L’italiano Dorando Pietri si era conquistato la possibilità di partecipare vincendo la maratona di Carpi con l’ottimo tempo di 2 ore e 38 minuti. Con lui, sulla linea di partenza davanti al Castello di Windsor, c’erano altri 55 atleti.
Mancavano ormai un paio di chilometri all’arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l’enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo.
Dorando Pietri fece una gara straordinaria entrando nello stadio da solo davanti a oltre 70 mila spettatori. LA giornata insolitamente calda per il clima inglese deve averlo stremato al punto che a poche decine di metri dal traguardo, il nostro Dorando crollò a terra ben cinque volte. Riuscì a tagliare il traguardo sostenuto da un giudice senza più alcuna energia in corpo.
Il tempo registrato fu 2h54′46″4 su 42,195 km, gli occorsero quasi dieci minuti per completare l’ultimo mezzo chilometro. Secondo giunse sul traguardo l’americano Johnny Hayes. I giudici di gara accolsero il reclamo della squadra americana Pietri fu cancellato dalla graduatoria.
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Questa storia ha dell’incredibile, il video riportato racconta la storia della vicenda umana e sportiva di Rick & Dick Hoyt, padre e figlio che in squadra hanno portato a termine l’Iron Man, la celebre gara di Triathlon.
La cosa straordinaria è che Dick soffre di una grave forma di paraplegia. Quando Rick si è reso conto che il figlio sembrava trarre giovamento dalla vita all’aperto e dallo sport, sebbene non possa praticarne.
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“Stavo studiando l’evoluzione del pattinaggio sul ghiaccio - spiega Formenti, che è un diplomato Isef specializzato poi in biomeccanica - ma nell’analizzare i primi pattini fatti con ossa di animali mi sono chiesto che senso avesse usare un attrezzo che non dava alcun vantaggio in fatto di rapidità di spostamento. Mi sono detto allora che, nonostante fosse un mezzo sconveniente, poteva essere particolarmente utile in alcune zone. L’idea è stata quindi di verificare se date alcune condizioni geografiche i pattini rudimentali potessero essere comunque determinanti per risparmiare preziose energie”.
“Per gli animali come per l’uomo - chiarisce Formenti - il risparmio di energia è una necessità costante sia per le migrazioni che per i viaggi. Al tempo in cui i pattini si diffusero nel Nord Europa gli inverni avevano temperature rigide per almeno quattro mesi e anche spostamenti relativamente brevi potevano essere pericolosi per la sopravvivenza. Abbiamo ipotizzato dunque che ci fossero zone in cui trovare un mezzo per scivolare sul ghiaccio fosse vitale”.
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