Running - Dolori muscolari: diagnosi e terapia

sangueAbbiamo già parlato delle cause del mal di gambe che può insorgere dopo una maratona o un allenamento particolarmente duro.

Non è sempre necessario affidarsi al consiglio medico visto che questi dolori muscolari, entro certi limiti, sono fisiologici per chi pratica la corsa di resistenza.

Può capitare però di dover diagnosticare con precisione il livello di catabolismo muscolare, magari per decidere se intevenire con una terapia; in questo caso ci si affida alle analisi del sangue, per individuare alcuni tipici valori di dosaggio plasmatico: CPK MM, CPK MB, LDH, SGOT e aldolasi.


  • L'LDH è la latticodeidrogenasi, e raggiunge il massimo 8 ore dopo l'esercizio.
  • La SGOT è un enzima prodotto dal citoplasma e dai mitocondri soprattutto a livello del fegato e dei muscoli, compare nel sangue quasi subito e ci rimane per un paio di giorni.
  • L'aldolasi è un enzima presente nelle cellule dei muscoli scheletrici, del fegato, del miocardio, del cervello e nelle cellule neoplastiche, un'aumento dei suoi valori indica un danno dei tessuti dell'organismo.
  • L'enzima CPK è molto importante; si tratta della creatinfosfochinasi, si misura in unità per litri (U/l) ed è presente nei muscoli e nel miocardio.

    La CPK è composta da due sub-unità, che possono essere di tipo M o di tipo B.
    Nei muscoli si trova la CPK con doppia sub-unità M (forma MM), mentre nel cuore si trova sia la forma MM che una forma MB (sub-unità M associata a sub-unità B).

    Il CPK MM raggiunge il picco 14/16 ore dopo lo sforzo. Se raggiunge le 300 U/l di solito si consiglia un periodo di scarico per favorire la ricostruzione muscolare. Chi affronta un ultramaratona da oltre 150 chilometri può arrivare a valori di CPK MM anche di 2000 U/l.

    Il CPK MB, la frazione cardiaca, è dovuta al catabolismo delle cellule del miocardio, quindi è molto importante per capire se ci sono stati dei veri e propri danni al muscolo più importante dell'organismo; il CPK MB non dovrebbe mai superare il 4% del totale.


La terapia da adottare nei casi in cui la rabdomiolisi sia molto diffusa, può consistere nell'uso di antinfiammatori e nell'assunzione di vitamina C, E e di aminoacidi a catena ramificata (leucina, isoleucina e valina).

E' anche opportuno cominciare un periodo di scarico, anche se questo non significa trasformarsi per 20 giorni in un sedentario; nei giorni successivi infatti ci si potrà dedicare a qualche attività complementare come nuoto o ciclismo o una corsa molto lenta.

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