Chris Froome ha vinto il Tour de France 2013: "Emozioni sul Mont Ventoux, sofferenza sull'Alpe d'Huez"

Cosa ha detto in conferenza stampa il vincitore della Grande Boucle.

Dopo l'ultima tappa con arrivo in salita prima della passerella di domani sugli Champs-Elysées, Chris Froome, il dominatore del Tour de France 2013, ha partecipato a una conferenza stampa in cui ha parlato di passato, presente e futuro. Gli inizi in Kenya e poi in Sudafrica, l'arrivo in Europa, l'approccio con la "struttura-Sky", le grandi prestazioni alla Vuelta 2011 e al Tour 2012 e poi, finalmente, la vittoria di quest'anno da capitano. Non ha ancora sentito il vincitore dell'anno scorso e suo compagno di squadra Bradley Wiggins e per il futuro pensa che gli piacerebbe tornare ogni anno al Tour, ma dipende dal percorso e dai programmi della squadra. Il sogno è quello di vincere il più possibile e promuovere il ciclismo in Africa.

Ecco le domande più interessanti che sono state fatte a Froomey durante la conferenza stampa.

Qual è stato il momento della tua carriera in cui hai pensato che avresti potuto vincere un grande giro?

La prima volta che realisticamente ho pensato di entrare in classifica di un grande giro è stato alla Vuelta del 2011. Ho cominciato ad avere più fiducia in me stesso da quel momento in poi.

Che cosa provi ora che questo traguardo è stato raggiunto?
È una sensazione fantastica. Tutti mi dicono che mi cambierà la vita, ma io spero che non sia così. Mi è piaciuta la sfida mese dopo mese, man mano che si avvicinava il Tour. Una sfida divertente, mi è piaciuta in ogni singola parte.

Ti è mai passato per la testa che avresti potuto vincere tre grandi giri se le circostanze fossero state diverse?
Difficile dire se avessi potuto vincere Vuelta 2011 e Tour 2012, l'importante è che io abbia sempre lavorato da professionista. Il nostro lavoro non è solo fare quello che ci viene detto via radio. Oggi, per esempio, sulla salita finale mi sarebbe piaciuto vincere la tappa, ma non avevo le gambe negli ultimi due chilometri ed ero sopraffatto dai sentimenti. Ero già Maglia Gialla, non c'era bisogno. Stavo cominciando a rendermi conto di quello che avevo realizzato.

Cosa diresti ai giovani del tuo paese di origine?
Be' anche loro stanno festeggiando e lo faranno domani. Spero che le mie esperienze qui motivino gli altri giovani, soprattutto i giovani africani, vorrei spronarli a fare quello che ho fatto io, che la mia impresa diventi un esempio. Se uno davvero ci tiene a qualcosa riesce a realizzarla.

Quanto è difficile essere il vincitore dopo quello che Amstrong ha detto poco prima del Tour?
Penso che chiunque abbia indossato la Maglia Gialla dopo di lui sia stato sottoposto alla stessa quantità di critiche. Lo accetto e lo capisco, anche io sono tra quelli delusi dallo sport, spero che vincendo questo Tour io possa contribuire a cambiare quello che si pensa del ciclismo, a dimostrare che questo sport è ora a un punto di svolta. Comunque quello che è stato detto non ha sottratto nulla alla mia felicità, ha reso tutto più impegnativo, ma è un motivo in più per festeggiare con i miei compagni.

Quanti altri Tour vuoi vincere?
Non lo so, ora penso solo a qui e ora. Ho 28 anni, la maggior parte dei ciclisti arrivano a vincere queste corse verso i 30, mi piacerebbe continuare a lottare e a vincere negli anni prossimi.

Hai dato uno spintone a un tifoso oggi...
Sì, la presenza dei tifosi è una delle caratteristiche del Tour ed è una delle cose che lo rende tanto bello e unico. È piacevole averli intorno, ma purtroppo a volte diventa pericoloso, si avvicinano troppo mentre noi stiamo correndo e siamo costretti ad allontanarli per evitare che noi e loro ci facciamo del male.

Un pensiero per i compagni di squadra Vasil Kiryenka ed Edvald Boasson Hagen che non hanno chiuso il Tour?
È triste che non siano con noi qui a Parigi, ma sono una parte importante della squadra e avrebbero contribuito tantissimo nelle ultime tappe, sono due grandi talenti.

Dopo aver vinto il Tour l'anno scorso, Bradley Wiggins, che ha avuto una carriera molto diversa dalla tua, quest'anno ha partecipato al Giro d'Italia. Tu pensi di fare lo stesso?
Personalmente penso che il Tour de France sia l'apice del nostro calendario, quindi diventa la vittoria più ricercata, bisogna cercare di vincerla ogni anno, ma penso che la decisione dipenderà sempre dal percorso, quanto è adatto a me e ai compagni, mi piacerebbe tornare ogni anno, ma dipende dalla squadra.

Hai detto che l'aver perso tua madre ti ha segnato molto, l'hai pensata durante questo Tour?
Ne parlerò un po' di più domani, ma posso dire che lei c'è stata in ogni tappa del mio cammino.

Quando Sky ti ha reclutato ti hanno detto che saresti arrivato a vincere il Tour?
Quando sono arrivato mi hanno chiesto quali erano le mie aspirazioni. Abbiamo fissato alcuni obiettivi a medio e lungo termine e il Tour era tra questi ultimi, era il sogno, ma non me lo aspettavo di raggiungerlo.

Mesi fa riuscivi a pensare a te stesso sul podio degli Champs-Élysées e come ti immagini domani?
Penso che l'arrivo domani sarà meraviglioso, abbiamo già visto quanta gente c'era sulle salite ed è stato bellissimo, ma l'ultimo giorno sugli Champs-Élyséesè ancora più straordinario.

Quando hai pensato "Ho vinto" e ti sei rilassato e come intendi festeggiare?
È stato un sentimento davvero travolgente, più o meno intorno ai due chilometri dall'arrivo di oggi, quando ero con Quintana e Rodriguez con cinque minuti di distacco dal gruppo, lì ho pensato "è fatta" ed è stato difficile continuare. Siamo arrivati, nulla è andato storto. Ogni giorno c'è tensione, si fa un conto alla rovescia, arrivare a quegli ultimi chilometri è stato davvero travolgente ed è stato difficile concentrarmi. Voglio festeggiare con i miei amici venuti dal Kenya, i miei compagni di squadra e la mia fidanzata Michelle.

Hai sentito Wiggins? Pensi di usare la Maglia Gialla per promuovere qualcosa?
Non ho sentito ancora Bradley durante il Tour. Penso che è un po' presto per sapere cosa farò di preciso in futuro, ma so che orrei promuovere il ciclismo in Africa e nei paesi sottosviluppati. Questo Tour ha anche visto il primo Sudafricano in Maglia Gialla (Daryl Impey ndr), sono convinto che le mie prestazione sono nate in Kenya e sono cresciute in Sudafrica e questo sarà una fonte di ispirazione per tanti.

Cosa pensi quando acceleri, quando attacchi o rispondi a un attacco?
È una cosa che accade al momento, non si può anticipare, sono sentimenti che provi nella corsa, a volte vuol dire trattenere la voglia di attaccare, trovare l'energia, altre vuol dire andare a ruota di qualcuno che è davanti.

Qual è stato il momento più bello e quello più difficile?
Il momento più bello è stato quando ho attaccato sul Mont Ventoux e ho vinto la tappa, è stato incredibile, speciale. Il più duro è stato sull'Alpe d'Huez a cinque chilometri dall'arrivo e avevo fame e un calo di zuccheri e ho pensato che quei cinque chilometri sarebbero stati impossibili.

Sei descritto come uno solitario, indipendente. Come fai a Sky dove tutto è organizzato?
Lavoro bene nel sistema del Team Sky, sono indipendente, ma mi piace la struttura, la routine, il Team Sky offre una struttura perfetta ai corridori. Non è che ho corso in molte altre squadre, qui è tutto pianificato, ma mi piace.

Cosa ne pensi di Nairo Quintana?
Sarà un grande avversario nel futuro, è fortissimo.

E di Contador che non sarà sul podio?
La corsa è così, la ruota del ciclismo gira, questo sport è così, succede.

C'è qualcosa che ti motiva? C'è stato un momento in cui volevi essere motivato a uscirne e dare il massimo nella carriera?
Verso la fine del 2009 ho avuto problemi di salute, dopo qualche settimana di buon allenamento mi sono ammalato, non era grave, ma ero sempre ammalato, un raffreddore che mi impediva di allenarmi bene. Ero molto giù, ma tutto quello che avevo intorno, famiglia, amici, squadra, mi hanno aiutato ho trovato la motivazione per superare tutto e andare avanti.
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