Us Open 2013: Federer si presenta "Sono qui per vincere, non penso al ranking"

Il countdown è quasi terminato. Domani, a New York, comincia la 133° edizione degli Us Open, ultimo slam della stagione. I big del tennis sono arrivati nella Grande Mela a inizio settimana e, come da tradizione della vigilia, sfilano in conferenza stampa per esternare le loro impressioni e aspettative sull'evento tennistico che chiude l'estate.

Us Open 2013: il tabellone maschile

Ha ragione Agassi. Oramai gli incontri tra cronisti e tennisti riservano ben pochi spunti di interesse. Stesse domande e, quasi sempre, le stesse risposte in un contraddittorio che risponde più a esigenze di protocollo che a altro. Leggendo le dichiarazioni di Roger Federer ci si accorge infatti che, press'a poco, sono le stesse rilasciate prima del Roland Garros e di Wimbledon. Anche nei precedenti Slam infatti, il campione svizzero, non aveva nascosto le sue ambizioni di vittoria. Lo fa anche adesso, nonostante un'estate da dimenticare tra sconfitte sconcertanti e schiena dolorante.

Quando gioco un torneo lo faccio perchè voglio vincere e non per fermarmi nei quarti di finali. Da domani (esordirà contro Zemlja all'alba) comincerà la mia avventura. Non sono spaventato di avere Nadal dalla stessa parte. Non abbiamo mai giocato contro qui

Federer è stato impegnato nei giorni scorsi in una serie di eventi mondani come il party dello sponsor Moet&Chandon e l'incontro con gli ex numero uno Atp nel 40° anniversario dalla nascita della classifica computerizzata. Non è mancato comunque il tempo per allenarsi e testare la superficie del Centrale. La schiena sembra aver dato buone risposte

L'infortunio ormai fa parte del passato. Non ci penso più quando gioco. Posso contenere il dolore allenandomi bene e facendo gli esercizi giusti

A Flushing Meadows, Federer deve difendere (e si spera migliorare) i quarti di finale raggiunti lo scorso anno, quando, da numero uno Atp, venne sconfitto da Berdych. Il ranking però non sembra preoccuparlo eccessivamente, nonostante la settima posizione in graduatoria non si addica affatto al suo blasone

Prima ero numero 4, adesso sono 7, credo non sia un enorme cambiamento. Se torno a disputare il mio miglior tennis posso tranquillamente risalire. Più che la classifica è la passione che conta. Il ranking è secondario

Foto © Getty Images

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