Surf - Presentata la tavola biodegradabile


Il mondo del surf è intimamente legato alla salvaguardia dell'ambiente e dell'ecosistema di cui esso stesso si nutre. Ben venga dunque che l'industria surfistica si dia uno scossone e pensi ad avere un impatto ambientale sempre meno consistente.

Rip Curl (la più grande surf company australiana) ha infatti presentato la prima tavola ecologica (nella foto) ed interamente biodegradabile composta dal 40% di soya e dal 60% di poliuretano. In questo modo una volta terminata la propria vita potrà essere sotterrata per ritornare alla natura. Operazione che volendo assume quasi un valore "spirituale", non trovate?

Oggi la compagnia sta investendo risorse nel progetto: "Rip Curl Planet, we rip, we rock, we care". Un messaggio importante per tutte le persone che amano la natura e surfare in aree incantate. L'azienda è anche impegnata insieme al WWF per la salvaguardia delle barriere coralline.

Dal 2007 Rip Curl, sta anche sviluppando e creando una collezione d’abbigliamento tutta ecologica nello spirito del concetto “Coral Guard” e molti dei ricavati saranno devoluti per lo sviluppo di nuovi progetti sempre in collaborazione con WWF.

L’etichetta “Rip Curl for Planet” contraddistingue la proposta ecologica. I tessuti utilizzati per i capi devono avere almeno il 55% di uno o più fibre naturali come: cotone biologico, cotone naturale colorato, polietilene PET riciclato, fibre tessili riciclate, canapa, bambù, lino, ramie (lino egiziano), seta, cocco. Entro il 2010 l'azienda vuole arrivare ad avere almeno il 35% della produzione realizzata con tali materiali.

Sta inoltre promuovendo il riciclo del neoprene impiegato per le mute da surf e ha dichiarato guerra alle borse in plastica sostituendo le oltre 320 mila utilizzate ogni anno nei suoi negozi con borse di carta. Rip Curl sta anche attuando politiche environmental friendly per ridurre i consumi di energie elettrica e del packaging.

Personalmente penso, al di là della sicura ricaduta pubblicitaria, che queste iniziative prese da parte di grandi aziende siano assolutamente da lodare e da incentivare quanto più possibile. Altre realtà industriali dovrebbero prendere esempio ma anche gli stessi utenti finali, cioè noi tutti, dovremmo contribuire a salvaguardare i posti (ma non solo quelli) in cui pratichiamo i nostri sport preferiti.

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