Djokovic e quel lungo test antidoping durante la Coppa Davis

Chi ha seguito la finale di Coppa Davis tra Serbia e Repubblica Ceca si sarà sicuramente accorto che durante il match di doppio vinto da Berdych-Stepanek contro Zimonjic-Bozoljiac, Novak Djokovic non era presente nell'angolo serbo a sostenere e tifare per i suoi compagni in campo. Il motivo si è scoperto solo successivamente. Nole era alle prese con un test antidoping, la cui esecuzione si è rivelata più lunga e complicata del previsto.

Il medico della rappresentativa serba, Zdeslav Milinkovic, ha spiegato che Djokovic è stato costretto addirittura a ripetere il test per quattro volte poichè il campione di urina non rispettava i parametri di densità e di acidità che la WADA (Agenzia Mondiale Antidoping) richiede per validare l'esame. Il campione serbo ha dovuto così assumere altri cibi e liquidi per fornire un campione di urina adeguato. Non sono mancate le polemiche.

Al di là della singolare tempistica, c'è chi ritiene che l'eccessiva severità dei medici della Wada sia scaturita in seguito alle dichiarazioni polemiche rese dallo stesso Djokovic in relazione al caso di doping che ha coinvolto il connazionale Troicki, squalificato e costretto a saltare la finale di Davis dove il suo apporto sarebbe stato, verosimilmente migliore, di quello dell'esordiente Lajovic. Djokovic, pur incolpando il compagno, ha sottolineato anche la negligenza dei medici, rei a suo dire di non aver messo al corrente Troicki delle gravi conseguenze in caso avesse ritardato di un giorno il test cui doveva sottoporsi durante il Masters di Montecarlo. "Io non mi fido più di questo sistema", aveva sentenziato Nole in conferenza stampa, alludendo anche al caso Cilic. Da qui la possibile ritorsione della Wada, ipotesi, tuttavia, che non può essere confermata.

Foto | © Getty Images

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