Basket NBA: Knicks e Nets, la crisi di New York

Il momento sportivo a New York non è dei più felici. Dopo il flop degli Yankees nell’MLB, con l’esclusione dai playoff, i record perdenti di Giants e Jets nell’NFL, l’inizio della stagione NBA doveva portare finalmente un po’ di serenità e di entusiasmo tra i tifosi della Grande Mela. I New York Knicks e (soprattutto) i Brooklyn Nets erano attese ad un derby infuocato per vincere l’Atlantic Division, fare strada nei playoff e forse dire la loro anche per il titolo, che manca dal lontano 1973 con l’ultimo trionfo dei blu-arancio.

Invece, l’avvio del campionato è stato un incubo, come nemmeno i più pessimisti potevano immaginare: in totale le due squadre hanno vinto 7 partite su 22 giocate e languono nelle ultime due posizioni della loro division. Ma cosa è accaduto? Dello scetticismo c’era già per quanto riguarda i Knicks: una squadra con molto talento offensivo, ma scarsissima propensione difensiva. Poi è arrivato il grave infortunio a Tyson Chandler, unico vero difensore, e la situazione è precipitata, inanellando una serie di sette sconfitte consecutive.

A Brooklyn la situazione di classifica è praticamente identica, solo un successo in più dei cugini, però la delusione è ancora più grande. Il mercato faraonico di Prokorov aveva portato il trio ex Celtics Garnett-Pierce-Terry, uno dei migliori giocatori europei come Kirilenko, senza considerare le stelle già presenti, come Deron Williams e Brook Lopez. Una squadra per vincere il titolo, senza mezzi termini, ma non sta andando come le premesse, forse anche a causa di un allenatore senza esperienza come Jason Kidd.

Tra qualche giorno (il 5 dicembre) è in programma il primo derby della stagione e sarà una sfida in tono decisamente minore, con la speranza per le rispettive franchigie di poter trovare una svolta nella stagione, magari proprio partendo dalla stracittadina. Le possibilità di recuperare ci sono, vista anche la pochezza dell’Atlantic Division (in testa attualmente c’è Toronto con un record di 6-8), ma la strada per rispettare le attese della vigilia è ancora lunghissima. E la città di New York teme di prolungare l'infinita astinenza da titoli NBA.

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