Rugby: il Sudafrica e la discriminazione razziale per i troppi neri in campo

Il rugby sudafricano potrebbe fronteggiare di nuovo problematiche di tipo razziale. Stavolta però l'apartheid non c'entra. Anzi, il problema è di tipo opposto. Nocciolo della questione, l'obbligo per le franchigie, sancito dalla Saru, la federazione rugbistica locale, di utilizzare un numero minimo di giocatori neri nella Vodacom Cup, la massima competizione nazionale della palla ovale. A sollevare il problema è stata l'associazione per i diritti civili, Afriforum, secondo la quale, il provvedimento citato potrebbe essere sanzionato come discriminatorio dall'Irb e soprattutto dal Comitato olimpico internazionale (Cio).

Il rugby, a 7, sarà sport olimpico a partire da Rio 2016. Ciò impone alle varie federazioni rugbistiche nazionali di adeguarsi ai regolamenti olimpici che impongono l'assenza di provvedimenti che possano contenere elementi di discriminazione razziale nei confronti degli atleti coinvolti nelle varie discipline dei Giochi.
Secondo Afriforum, le cosiddette "quote dei neri" rientrano in una fattispecie discriminatoria per due motivi. Innanzitutto, l'inserimento di quote, peraltro obbligatorie, è già di per sé una scelta discutibile, in quanto impone una selezione, non libera ma vincolante, degli atleti da schierare in campo o da presentare in organico. In secondo luogo, nel caso sudafricano, le quote, anzichè incentivare la presenza di giocatori di colore, possono avere un effetto negativo, in quanto possono subentrare dubbi e incertezze sul fatto che gli stessi siano schierati per meriti o qualità oppure esclusivamente per obtemperare a un obbligo di legge imposto dall'alto, senza un'adeguata concertazione.

Per il momento, il Cio, non ha imposto alcuna sanzione alla Saru. Ai Giochi di Rio mancano ancora tre anni e c'è ancora tempo, eventualmente, per adeguarsi anche se, per il rugby suadfricano, il razzismo è una spina nel fianco costante che nemmeno le vittorie riescono a far dimenticare.

Fonte: Rugby1823.blogosfere.it

Foto © Getty Images

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