Maratona: A cosa pensare per non sentire la fatica

Se la corsa fosse solo una questione di muscoli, libri come "Lo zen e l'arte della corsa" non avrebbero avuto il successo che hanno avuto fra gli addetti del settore; ogni podista, amatore o semiprofessionista che sia, sa che correre è anche e soprattutto una questione di testa.

Una volta che il nostro allenamento fatto di ripetute, lenti, corse in salita e fartlek, ci ha portato fino alla gara in maratona, se sulla lunga distanza sentiamo troppo la fatica dei chilometri percorsi e ci spaventano quelli che ancora dobbiamo fare, forse è un problema di rilassamento e concentrazione.

Ho provato a spulciarmi alcuni libri sul tema, roba tipo "Psicologia dello Sport" (c'è anche un sito interessante sull'argomento), "La preparazione mentale", "Strategie durante la competizione", ecc. ed ecco cosa ne è venuto fuori dal parere degli esperti:

Il dialogo interiore
Occorre esercitare una sorta di dialogo con noi stessi mentre si soffre la fatica, in modo da chiarirci i pensieri e le idee che ci spingono a continuare a correre, continuare ad allenarci e a migliorarci.

Non pensate al dolore
Bisogna stare attenti, questa è un arma a doppio taglio, perché potrebbe ritorcercisi contro nel momento in cui dobbiamo capire se un dolore può volgersi in qualcosa di peggio, come un infortunio oppure è solo uno dei tanti segnali di stress che il fisico ci manda durante una gara come la maratona e che come vengono passano, ma che possono rendere un supplizio ogni singolo chilometro che ci divide dal traguardo. In tal caso oltre a cercare di non pensare ai vari doloretti muscolari, il consiglio è di provare ad essere davvero "zen", escludendo anche tutti i pensieri che sono in relazione con i dolori che sentiamo. Per quanto mi riguarda io sono terrorizzato dai doloretti, a causa di alcuni infortuni che in passato mi hanno bloccato per mesi, quindi non riesco a ignorarli mai del tutto

Dissociatevi
Normalmente, la tendenza durante una competizione impegnativa come una maratona, è di cominciare a concentrarsi su cose che non sono collegate alla corsa, dissociandosi; è una reazione normale, da assecondare, un modo che ha l'organismo per superare una situazione di stress, che diventa sempre più intenso con l'aumentare dei chilometri; si comincia canticchiando una canzoncina mentalmente, si contano i passanti, si recitano poesie - occhio alle visioni dopo il 30° chilometro.

Pensare alla corsa
Ok, questa è in contraddizione con la precedente, evidentemente gli esperti non sono tutti della stessa idea; comunque concentrarsi sulla corsa in questo caso non significa contare i chilometri fatti o quelli ancora da fare, che sarebbe mentalmente logorante, significa piuttosto concentrarsi per cercare l'efficienza del gesto atletico. Nella ricerca del miglior meccanismo di corsa il rilassamento è fondamentale, una volta rilassati il resto diventa automatico.

Personalmente parlando, gli ultimi due punti mi riescono benissimo, il dissociarmi è spontaneo per fortuna mentre mi ci vuole un po' di impegno in più per rilassarmi, per trovare il gesto atletico più economico in termini di dispendio energetico, ma una volta inquadrata quella condizione la differenza la sento, e anche un po' di fatica in meno.

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