Armstrong, vent’anni fa comprò una corsa: con un “panettone” da 100mila dollari

Nel 1993 il corridore statunitense spese centinaia di migliaia di dollari per comprare una gara che gli consentì di vincere un milione di dollari. Fra i beneficiari molti corridori italiani

Ormai è come sparare sulla croce rossa. Da eroe e recordman del Tour de France a truffatore e persona non grata al mondo dello sport nel suo insieme, la parabola sportiva di Lance Armstrong è persino finita in un documentario The Armstrong Lie che, molto probabilmente, potrebbe addirittura correre per gli Oscar.

Sulle sue pratiche dopanti si è detto e scritto di tutto e l’impressione è che il texano avrà ancora cose da dire sull’argomento. Ma intanto in questi giorni è rimbalzata sui giornali una notizia vecchia di vent’anni, riguardante il giovane Armstrong, quello poco più che ventenne, l’unico Armstrong che possa figurare sugli albi d’oro, quello precedente la malattia e l’incredibile trasformazione da panzer delle corse in linea a eclettico cannibali di Grande Boucle.

La storia “compie” vent’anni giusti ed è la storia di una gara comprata, per una cifra tutt’altro che trascurabile: 100mila dollari. È questa la cifra che il ciclista italiano Roberto Gaggioli (mediocre professionista in Europa, vera e propria star negli States) incassò per cedere all’allora emergente ciclista di casa la CoreStates, la gara necessaria ad Armstrong per imporsi nella Thrift Drug Triple Crown. Di questa challenge in tre prove, Armstrong aveva già vinto le prime due, Pittsburgh Classic e West Virginia Classic. Con il successo nella terza si sarebbe aggiudicato quella che veniva chiamata la Million Dollar Race.

Intervistato da Marco Bonarrigo del Corriere della Sera, Roberto Gaggioli ha rivelato come andarono le cose:

È passato tanto tempo, ora posso parlare. Lance mi avvicinò prima del via. Disse che la mia squadra, la Coors Light, era d’accordo e mi parlò del compenso: centomila dollari. Capii che tutto era già deciso. A due giri dalla fine entrai nella fuga buona con Lance, Bobby Julich e alcuni italiani della Mercatone. A un segno di Lance mi voltai e feci finta di non vederlo scattare. Vinse per distacco.

Lance si portò a casa il milione di dollari di premio, non male per un 21enne passato professionista alcuni mesi prima. Per Gaggioli la ricompensa fu importante. Nell’ottobre 1993, poco dopo essersi laureato campione del mondo a Oslo, Armstrong (che all’epoca abitava a Como) gli fece visita in un hotel in provincia di Bergamo:

Era un giovane collega americano. Mi consegnò un panettone in confezione regalo augurandomi “Merry Christmas” e andò via. Nella scatola centomila dollari in biglietti di piccolo taglio.

Ma Gaggioli non fu l’unico a beneficiare della “generosità” del giovane Armstrong: 50 milioni di lire andarono a Biasci, Canzonieri, Pelliconi e Massimo Donati che correvano per la Mercatone Uno ed erano in fuga con il futuro despota del Tour. Armstrong riuscì pure a guadagnare il 40% grazie al cambio favorevole. Anche un’altra squadra statunitense fu “frenata” con 50mila dollari.

Dopo tutti questi regali, giunto il momento di incassare l’assegno, Armstrong scoprì che avrebbe potuto incassare il milione solamente con un dilazionamento ventennale e accettò dunque un’unica soluzione da 600mila dollari. Era il 1993. Tre anni dopo sarebbe iniziato il suo calvario, sei anni dopo la sua resurrezione e la sua storia in giallo.

Via | Corriere della Sera

Foto © Getty Images

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