Running - Quando la corsa non basta

Con il gran parlare che da anni si fa sull'importanza di fare attività fisica e di curare la propria alimentazione ormai lo sanno anche le pietre che il colesterolo LDL, il cosiddetto "colesterolo cattivo", è quello che rende più probabile l'insorgenza dell'infarto cardiaco e di altre patologie circolatorie.

Fra le particelle del colesterolo LDL ce n'è una classe con particolari proprietà, che si chiama liproteina-a (Lp-a), che non è influenzata dalle diete e che, quando aumenta, innalza il rischio di patologie cardio-circolatorie anche in giovane età.

Alcuni studiosi australiani dell'Università del QeensLand hanno studiato l'andamento del tasso di questa proteina nel sangue di un campione di 57 podisti che percorrevano oltre 60 km alla settimana, per vedere se c'erano valori diversi da quelli riscontrati nei sedentari.

Hanno riscontrato che le differenze erano minime, al contrario di quanto trovato per altri tipi di lipidi che si trovano nel sangue come i trigliceridi e le VLDL, che con attività di tipo aerobico diminuivano sensibilmente, o come il colesterolo HDL, quello "buono", che invece aumentava.

In uno studio precedente invece si era visto che l'attività fisica determinava una diminuzione di questa lipoproteina-a, ma in quei casi gli individui avevano assunto anche una certa quantità di olio di pesce.

Forse è stato proprio questo duplice stimolo (attività aerobica + olio di pesce) a determinare il miglioramento di quell'unica sostanza grassa del sangue che non sembra modificarsi in meglio con la sola corsa.

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