Running - Maratona: la crisi da acido lattico

Fra le crisi che potenzialmente possono colpire un maratoneta, oltre a quelle da fame e da distanza, ce n'è una che arriva ad affliggere il 90% dei podisti in gara: la crisi da acido lattico.

La causa è ovviamente da ricercarsi nel ritmo di corsa troppo sostenuto; magari non ce ne accorgiamo ma può capitare ad esempio che l'entusiasmo di attraversare una piazza, gremita di gente che applaude e sprona gli atleti in gara a tener duro, faccia sparire la fatica per qualche manciata di secondi portandoci ad alterare in eccesso il ritmo.

L'accumulo di acido lattico è sengo dell'incapacità delle fibre muscolare a smaltirlo, poichè non ricevono sufficiente ossigeno (da cui l'affanno respiratorio) e il solo metabolismo aerobico non basta più come fonte di energia muscolare.
I sintomi sono un forte disagio respiratorio e una sensazione di pesantezza alle gambe, accompagnati da una certa perdita di lucidità.

La soluzione sta nel ridurre il ritmo di corsa in modo che l'impegno rientri in fase aerobica. Quando ci alleniamo occorre imparare bene qual'è il proprio limite di velocità: la soglia anerobica.
In maratona si corre sempre al di sotto della propria soglia anerobica, pena il non riuscire a portare a termine la gara.

Ci sono delle competizioni però, quelle medio-brevi da 1500 a 5000 metri, in cui l'accumulo di acido lattico e normale; in questi casi ci si allena proprio per insegnare ai muscoli a sopportare la sua presenza in accumulo nel sangue.

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