Moser, il Record dell’Ora trent’anni dopo

Un record che ha fatto epoca, cambiando per sempre la storia della tecnica e della preparazione nel ciclismo

CYCLING-MEXICO-ITALY-MOSER

I due Record dell’Ora di Francesco Moser, di cui in questi giorni si celebrano i trent’anni, sono uno spartiacque nella storia del ciclismo. Ogni sport è scandito da date epocali e il doppio exploit di Città del Messico - i 50,808 km del 19 gennaio e i 51,151 km del 23 gennaio – è uno di quei punti di svolta dopo i quali uno sport smette di essere quello che era stato fino a quel momento ed entra in una nuova era.

Il Francesco Moser che nell’estate 1983 si mette al lavoro per dare l’assalto al record di Merckx è un corridore di 32 anni che viene dato per finito da molti addetti ai lavori. Professionista da dieci anni, Moser è reduce da una stagione incolore, da un precoce ritiro per caduta al Giro d’Italia dominato dal suo rivale Beppe Saronni.

Quando l’équipe Enervit decide di investire sul corridore di Palù di Giovo per dare l’assalto al record, le garanzie vengono offerte dal curriculum di Moser nelle prove a cronometro: il trentino è uno specialista, a tutt’oggi rimane il corridore con il maggior numero di vittorie nelle prove contro il tempo del Giro d’Italia. Moser è uomo di grande carisma, tenace e affamato di successi. Ma il suo “motore” è un punto interrogativo.

Lo scetticismo è tanto. Ma lo sport sta cambiando. E nel team medico-scientifico di Moser ci sono due “preparatori atletici” che segneranno, nel bene e nel male, la storia del ciclismo e i successivi 25 anni: uno è il maestro, Francesco Conconi, l’altro è l’allievo, Michele Ferrari. Il primo verrà processato e riconosciuto colpevole, insieme ai collaboratori Ilario Casoni e Giovanni Grazzi, di reati legati al doping, con una sentenza depositata il 16 febbraio 2004. Il tribunale non procederà nei confronti dei condannati soltanto per intervenuta prescrizione. Il provvedimento e l’archiviazione n° 48/2004 della Procura antidoping del Coni sono un netto colpo di spugna al ciclismo e allo sci di fondo azzurri degli anni Novanta che tante medaglie mondiali e olimpiche hanno regalato al Coni. L’altro membro illustre della spedizione è Michele Ferrari, il preparatore di molti “campioni”, prima alla luce del sole, poi, dopo una celebre intervista del 1994 (“tutto quello che non si riesce a rilevare ai controlli antidoping non è doping”) nell’ombra. La sua lunga relazione professionale con Lance Armstrong è stata una delle spine nel fianco del texano nella sua difesa dalle accuse di doping. Le rivelazioni di Filippo Simeoni sui trattamenti a base di testosterone ed epo somministratigli dal dottore, sono stati l’inizio della fine per Armstrong (che un anno fa si è visto cancellare le sette vittorie al Tour) e per lo stesso Ferrari (radiato a vita dall’Usada).

Ricordando l’exploit di Città del Messico non si può dimenticare coloro che, insieme a Moser, ne furono gli artefici. Accanto ai nomi dei due preparatori c’è anche quello del professor Enrico Arcelli. Fu lui a sostenere per la prima volta che il record (49,431 km) di Eddy Merckx, per molti imbattibile, poteva essere superato. Secondo Arcelli i punti deboli del primato del Cannibale erano quattro: 1) la preparazione non specifica (Merckx lo stabilì a fine stagione e non all’inizio come Moser), 2) la mancata acclimatazione a Città del Messico, 3) la partenza violenta seguita da una prova non regolare, 4) la bicicletta.

Ed è su questi quattro punti che Conconi, Ferrari, Giovanni Tredici, Aldo Sassi e Antonio Del Monte iniziano a lavorare. La preparazione viene effettuata in maniera specifica e innovativa, con test sull’aerodinamica nella galleria del vento di Pininfarina alla Mandria di Torino, con nuove metodologie di allenamento (le salite forza-resistenza, l’introduzione del cardio frequenzimetro, i test sull’acido lattico), ma soprattutto con innovazioni tecnologiche che faranno scuola.

Per la prima volta compaiono le ruote lenticolari che consentono di eliminare i vortici fra i raggi migliorando le prestazioni dal punto di vista dell’aerodinamica. Poi viene introdotto il manubrio a corna di bue che consente al ciclista di pedalare con il baricentro più vicino al telaio in modo da ridurre l’attrito con l’aria. Infine si introduce il casco aerodinamico. Quattro mesi dopo queste soluzioni tecniche consentiranno a Moser di vincere il suo primo e unico Giro d’Italia superando la maglia rosa Laurent Fignon, nella tappa a cronometro dell’ultimo giorno di gara.

Dunque il record dell’ora è un punto di svolta sia nella tecnica della preparazione, sia nella tecnica della bicicletta. Per molti il 1984 è anche l’anno zero dell’autoemotrasfusione nel ciclismo, la pratica che verrà spazzata via dall’Epo negli anni Novanta, per riaffacciarsi negli anni Zero del nuovo millennio con il sistema Fuentes e le pratiche più “artigianali”. Moser nell’aprile 1999 ammise la pratica, cosa che ieri in un’intervista alla rosea ha negato: “Nessuna autoemotrasfusione, né per il primo né per il secondo tentativo. Sono sufficienti i benefici dell'altitudine”.

Il 19 gennaio 1984 al Centro Deportivo il piano è portare a termine il tentativo in caso di vantaggio su Merckx dopo 20 km. A quel punto il vantaggio è di 36” e Moser prosegue è supera il record precedente del belga di quasi 1400 metri chiudendo con 50,808 km. Ma Moser ha fame e vuole capitalizzare al massimo i sei mesi di lavoro e la trasferta messicana. Quattro giorni dopo, il 23 gennaio 1984, torna in pista. Le condizioni meteo sono ideali: 20° di temperatura e umidità del 50%. Il record crolla di nuovo e il muro dei 51 km viene superato di 151 metri. Nei primi cinque chilometri la media fu addirittura di 54 km/h, poi si alzò il vento rallentando la corsa, ma il record avrebbe resistito per oltre nove anni. Prima che l’Uci cambiasse le regole riportando le lancette della storia indietro alla performance di Eddy Merckx con bici tradizionale. Un record battuto per appena 10 metri da Chris Boardman (49,451 km) nel 2000 e nel 2006 dallo sconosciuto Ondrej Sosenka attuale detentore con 49,700 km.

Foto © Getty Images

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