Giro d'Italia 2014, un bilancio: come sono andati gli italiani?

Il Giro d'Italia è stato il Giro dei giovani, il futuro è davvero rosa.

Il Giro d'Italia 2014 si è appena concluso e dunque è tempo di bilanci. È stato il Giro degli italiani? Be' se guardiamo i nomi dei vincitori delle Maglie dovremmo dire di no, perché tre su quattro sono andate ai colombiani e una a un francese. Nairo Quintana è il trionfatore ed essendo ancora un under 25 ha vinto anche la Maglia Bianca, Julian Arredondo si è assicurato la Maglia Azzurra del miglior scalatore, mentre Nacer Bouhanni ha fatto sua la Maglia Rossa della classifica a punti. Senza dubbio è stato il Giro della Colombia, non solo grazie a Quintana, ma anche per merito di Rigoberto Uran che è stato in assoluto il primo colombiano a indossare la Maglia Rosa dopo il successo nella cronometro dei vini (dodicesima tappa).

Quintana non ha dominato come fece Vincenzo Nibali l'anno scorso e non è neanche un personaggio particolarmente effervescente (in simpatia lo batte di sicuro Rigoberto Uran, anche perché parla italiano), ma senza dubbio è stato il più forte, nonostante le polemiche per la vittoria nella sedicesima tappa da Ponte di Legno a Val Martello, quella della scalata di Gavia e Stelvio che gli ha regalato la Maglia Rosa che poi non ha più tolto.

Giro d'Italia 2014 - Classifica Generale: la Maglia Rosa
Giro d'Italia 2014 - Classifica Scalatori: la Maglia Azzurra
Giro d'Italia 2014 - Classifica a punti: la Maglia Rossa
Giro d'Italia 2014 - Classifica Giovani: la Maglia Bianca

L'Italia in ogni caso si è difesa molto bene, soprattutto grazie ai giovani e grazie a qualche vecchietto. Prima di tutto questo Giro sarà da ricordare perché ha visto brillare la stella di Fabio Aru, che se forse fosse stato capitano dell'Astana fin dall'inizio avrebbe potuto combattere con più convinzione per la Maglia Rosa e in ogni caso il distacco dalla quale ha solo 4' 04" di ritardo. Aru, secondo miglior giovane e terzo in classifica generale, ha vinto una delle tappe più belle, quella con arrivo a Montecampione (video in alto), una delle tante dedicate a Marco Pantani. Poi si è confermato arrivando secondo nella cronoscalata del Monte Grappa dietro al solito "marziano" Quintana. Insomma questo è il Giro che ci ha dato la certezza che per le corse a tappe l'Italia non dovrà più puntare solo su Vincenzo Nibali, ma ha anche questo giovane sardo, molto umile quando parla, che ora deve solo essere aiutato a crescere e a conservare intatto il suo indiscutibile talento.

Se guardiamo alle squadre italiane del World Tour, se da una parte la Lampre-Merida ha conquistato due successi di tappa con l'eccellente Diego Ulissi (che poi è anche arrivato secondo nella crono Barbaresco-Barolo), dall'altra non ha avuto uomini in lotta per la classifica generale, ma molto peggio ha fatto la Cannodale. Purtroppo la squadra di Ivan Basso, pur raccogliendo qualche piazzamento con Elia Viviani che per due giorni ha anche indossato la Maglia Rossa, non ha entusiasmato, i suoi corridori non sono stati quasi mai protagonisti, solo Basso ha fatto parte della fuga della diciottesima tappa, ma si è dovuto arrendere a una forma non ottimale. Purtroppo dobbiamo ancora aspettare di vedere il miglior Moreno Moser o un Oscar Gatto un po' più fortunato. Il sospetto che quest'anno sia stato sbagliato qualcosa nella preparazione degli uomini Cannondale però c'è ancora tutto, anche perché lo stesso Peter Sagan (che chissà se vedremo mai al Giro) non ha brillato come gli altri anni. Non a caso la Cannondale è arrivata ultima nella classifica delle squadre vinta dalla francese Ag2r La Mondiale (che ha come miglior classificato l'italiano Domenico Pozzovivo).

La migliore squadra italiana, però, è certamente stata la Bardiani CSF, che non fa parte del World Tour, ma è stata invitata con una wild card. Il team di Bruno e Roberto Reverberi ha stupito tutto, ha avuto i suoi corridori sempre presenti nelle fughe e si è aggiucato ben tre tappe: la tredicesima con Marco Canola da Fossano a Rivarolo Canavese, la quattordicesima con Enrico Battaglin da Agliè a Oropa e la diciassettesima con Stefano Pirazzi da Sarnonico a Vittorio Veneto, mentre Francesco Manuel Bongiorno avrebbe potuto fare il colpaccio sullo Zoncolan se uno spettatore idiota non gli avesse fatto perdere l'equilibrio. Proprio l'abilità di piazzare i propri corridori nelle fughe è stata l'arma vincente della Bardiani, una squadra giovane, affiatata, che ha onorato il Giro nel migliore dei modi. E non dimentichiamo che Battaglin ha anche ottenuto un buon terzo posto nell'undicesima tappa (da Collecchio a Savona, vinta da Michael Rogers).

Ci sono però altri italiani da elogiare, dei singoli sparsi nelle squadre straniere che anche se non hanno vinto tappe sono stati protagonisti, in alcuni casi anche per molti giorni. Sono coloro che avrebbero meritato almeno un successo come riconoscimento del grande impegno profuso. Il primo nome da fare è quello di Dario Cataldo, che si è caricato il Team Sky sulle spalle, è stato spesso in fuga, è arrivato secondo nella tappa vinta da Battaglin e si è piazzato al secondo posto della classifica della Maglia Azzurra. Un altro che è stato sempre molto bravo, ma non è riuscito a ottenere una vittoria è stato Giacomo Nizzolo, che si è piazzato al secondo posto per ben quattro volte e terzo nella seconda tappa (che era la prima in linea). L'italiano della Trek è stato senza dubbio il miglior velocista dopo Kittel (che però ha abbandonato dopo tre tappe) e Bouhanni e ha chiuso al secondo posto della classifica a punti.

Altri corridori italiani che meritano un bel voto in pagella sono Domenico Pozzovivo, quinto in classifica generale, spesso tra i migliori in salita, che ottenuto come miglior piazzamento il terzo posto nella nona tappa da Lugo a Sestola dietro Pieter Weening dell'Orica GreenEdge e un ottimo Davide Malacarne della Europcar. C'è poi l'eterno Franco Pellizotti dell'Androni che ha sfiorato la vittoria sullo Zoncolan (secondo dietro Michael Rogers della Tinkoff-Saxo) ed è arrivato quarto al Rifugio Panarotta (diciottesima tappa) e sesto nella cronoscalata del Monte Grappa. Abbastanza bene anche Roberto Ferrari della Lampre-Merida che ha sempre partecipato alle volate finali delle tappe per velocisti e gli è mancato solo l'ultimo guizzo vincente e ha chiuso al terzo posto della classifica a punti.

Insomma, senza dubbio il Giro d'Italia 2014 è stato il Giro dei colombiani, ma è stato anche il Giro della Bardiani, il Giro della conferma di Fabio Aru, che si è riscattato della sfortuna avuta l'anno scorso e che sarà il favorito l'anno prossimo, e in qualche modo anche il Giro di Dario Cataldo e di Giacomo Nizzolo, di Franco Pellizotti e di Domenico Pozzovivo che speriamo di vedere come protagonisti più fortunati nelle prossime corse.

Fabio Aru migliore italiano al Giro d'Italia 2014

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