Froome, polemica sull’uso di un corticoide

Al Giro di Romandia il leader del Team Sky ha ottenuto dall’Uci l’autorizzazione per utilizzare il prednisolone, senza la dovuta convalida di una commissione giudicante. Un vizio di forma che rischia di creare non pochi problemi all’ultima maglia gialla

Dopo l’inalazione in corsa di salbutamolo, la brutta caduta di venerdì e la défaillance di ieri al Giro del Delfinato, Chris Froome finisce questa settimana di passione con un’altra polemica che rischia di turbare l’avvicinamento al suo grande obiettivo stagionale: il Tour de France.

Al Giro di Romandia disputato e vinto mettendo il sigillo nella cronometro conclusiva, Froome avrebbe ottenuto dall’Unione Ciclistica Internazionale l’autorizzazione a utilizzare il prednisolone, un corticoide, nella massiccia dose di 40 milligrammi al giorno.

L’Uci ha by-passato il comitato di esperti che avrebbe dovuto convalidare o meno la richiesta di assunzione dopo avere valutato con attenzione il dossier medico del corridore. Il governo mondiale delle due ruote ha deciso da sé, creando un pericoloso vizio di forma che rischia di creare problemi al corridore. Secondo il Journal du Dimanche l’autorizzazione dell’utilizzo di prednisolone a scopo terapeutico, richiesta dal medico del team Sky, Alan Farrell, sarebbe stata convalidata dal solo direttore medico dell’Uci, Mario Zorzoli e non dagli esperti della commissione giudicante.

La Wada ha aperto un dossier per fare chiarezza sulla vicenda.

Dave Brailsford, general manager del Team Sky, getta acqua sul fuoco dicendo che non vi è alcun problema e che l’ok dell’Uci mette la sua squadra e il suo corridore al riparo da qualsiasi controversia.

Inoltre, Brailsford ha respinto le insinuazioni su di un eventuale conflitto di interessi. Oliver Cookson - figlio di Brian Cookson, presidente dell’Uci e numero 1 del governo mondiale delle due ruote - fa parte dello staff del Team Sky ed è anche il fondatore di Myprotein, un’azienda specializzata in integratori per sportivi. Per Brailsford la situazione è trasparente e non ci sono margini per un conflitto d’interesse, ma la Wada vuole andare a fondo.

Chris Froome ha vinto anche la seconda tappa del Delfinato

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