Caso Pantani: "Non fu omicidio", dice il procuratore

Le ipotesi avanzate dalla famiglia di Marco Pantani non sono supportate dagli elementi in mano alla Procura di Rimini. L’ex ciclista, dunque, non sarebbe stato ucciso, ma si sarebbe effettivamente suicidato la sera del 14 febbraio del 2004. A sostenerlo è il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, che lo scorso mese di luglio ha riaperto le indagini in merito al decesso dell’ex campione di ciclismo con l’ipotesi di omicidio volontario. Da allora, la famiglia di Pantani, supportata dai suoi legali, ha cercato di far leva su diverse anomalie delle indagini del 2004 ed effettivamente nel materiale video prodotto ci sarebbero più elementi poco chiari, ma al momento non ci sono indizi per poter supportare l’ipotesi di un omicidio.

"Allo stato - dice il procuratore capo di Rimini - non sono emersi elementi che facciano pensare ad un omicidio".

La Procura di Rimini in questi mesi ha disposto interrogatori e una nuova perizia medico legale, affidata questa volta al professor Franco Tagliaro, esperto in tossicologia dell'Università di Verona. Proprio le conclusioni a cui è giunto il dottore, confrontate quelle di Giuseppe Fortuni, il patologo che 10 anni fa fece l’autopsia sul corpo di Pantani, sarebbero un punto fermo nell’esclusione del reato di omicidio. Pantani non fu ucciso, dice la Procura, come invece sostiene la perizia del professor Francesco Maria Avato, medico di fiducia della famiglia dell’ex ciclista.

pantani ucciso

Secondo quanto emerge dal nuovo referto medico, Pantani assunse la cocaina di sua spontanea volontà, senza alcuna obbligazione da parte di altre persone. Il ‘Pirata’ il giorno del decesso informò la reception del residence Le Rose di essere infastidito da qualcuno, ma a quanto pare, chiunque fosse, non ha nulla a che vedere con la morte di Pantani, il quale assunse la droga assieme a dei farmaci antidepressivi costituendo così un cocktail mortale.

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