Atletica, doping: 150 sospettati, 4 italiani

La IAAF, federazione internazionale di atletica, ha redatto una lista di 150 atleti sospettati di aver fatto ricorso a doping. L’elenco è suddiviso in due sezioni, una intitolata “sospetti”, l’altra invece “altamente sospetti”: a confessarlo è stato un membro (o ex membro) della commissione medica, che ha rilasciato un’intervista anonima al canale televisivo tedesco ARD. A volto coperto, l’uomo ha denunciato la mancanza di controlli approfonditi su alcuni atleti che avevano manifestato dati ematici anomali: tra di loro ci sarebbero diversi campioni olimpici di diversa nazionalità - russi, marocchini, keniani, tedeschi - e un noto atleta inglese, sul cui nome si sta interrogando la stampa di tutto il mondo.

La maggior parte degli atleti sospetti, sono mezzofondisti, maratoneti e marciatori e tra di loro ci sarebbero anche i nomi di quattro italiani, di cui due già squalificati per uso di Epo. L’elenco stilato dalla IAAF fa riferimento agli anni 2006-2008, ossia ad un periodo nel quale ancora non era in vigore il passaporto biologico così come è concepito oggi. Il canale tedesco ARD, che ha lanciato lo scoop, ha già denunciato la settimana scorsa l’abuso di farmaci tra gli atleti della Russia, costringendo la Wada e la stessa IAAF ad aprire un fascicolo, nonostante la federazione sia accusata nel dossier di aver “coperto” i dopati.

IAAF-1

In attesa degli sviluppi sulla vicenda, Richard Pound, ex presidente della Wada ha fatto nella giornata di ieri una proposta ardita: in casi di violazioni gravi, si dovrebbe prendere in esame non solo la squalifica dei singoli atleti, ma anche dell’intero Paese. Intanto, la IAAF ha replicato alle accuse anonime, affermando che un "membro della commissione medica non può sapere se c'è stato o meno un seguito dopo lo studio dei dati". Inoltre, ribadisce che il passaporto biologico è scattato nel 2009 e che prima i controlli del sangue avevano l’unico scopo di integrare quelli delle urine in funzione dell’individuazione dell’Epo.

  • shares
  • Mail