La "falsa" laurea di Malagò è un caso, ma lui smentisce tutto

I tre esami mai sostenuti dal presidente del Coni

Il dossier anonimo inviato ad una dozzina di giornalisti sta creando un certo imbarazzo ai vertici del Coni. Il plico contiene documenti in cui si fa riferimento alla «falsa» laurea in Economia e commercio ottenuta dall'attuale presidente del Coni nell’estate del 1981 alla Sapienza di Roma, con il voto di 110 e lode. L'attestato è stato annullato nel 2000 a causa della dichiarata nullità di tre esami da parte della Corte d’Appello della Capitale. Le carte contenute in questo dossier spiegano che Giovanni Malagò avrebbe corrotto bidelli e personale universitario per superare senza mai sostenere gli esami di Economia e politica (30 e lode), di Istituzioni di diritto privato (30) e di Diritto commerciale (30).

Malagò si è difeso rilasciando a Libero dichiarazioni in cui afferma di essere estraneo ai fatti e di aver sostenuto i tre esami incriminati all'Università di Siena:

"Non ho mai subito condanne penali, i magistrati non hanno dimostrato nulla né in un senso né in un altro ed è rimasta sospesa solo la parte amministrativa. Io però ho sempre negato le accuse, ma visto che mi hanno annullato la laurea ho ridato gli esami sub judice. Ho sostenuto gli esami a Siena, pubblicamente, davanti a centinaia di persone, di fronte a mezzo senato accademico, al protettore vicario".

La domanda sorge spontanea: chi ha spedito il dossier ai giornalisti? Il primo nome che viene in mente è quello di Paolo Barelli, numero uno della Federnuoto, i cui rapporti con il presidente del Coni sono pessimi. Tra i due è ancora in atto una querelle giudiziaria per un presunto contributo governativo non messo a bilancio. Barelli ha smentito, ma ulteriori informazioni sull'autore del dossier provengono proprio dal biglietto che accompagna il plico, in cui si informa che il contenuto è stato raccolto da

"uno degli studenti condannati in via definitiva per le lauree truccate della Sapienza e che proprio non sopporta di vedere uno dei 'capofila degli imbroglioni (...) insegnare agli italiani e ai giovani il valore dei principi etici della lealtà e della correttezza, guadagnandosi persino un ambito premio presso il Quirinale'".

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