Immersione al relitto dell’Angelica

Immersione al relitto dell'Angelica

Il fascino di immergersi esplorando i resti delle grandi navi affondate in epoche recenti e meno recenti è innegabile, ma spesso questi relitti giacciono a profondità che non tutti i sub se la sentono o possono permettersi di raggiungere. Quella che sto per descrivervi è invece un’immersione veramente alla portata di tutti (i sub brevettati). Nel nostro caso, la nave affondata si trova ad appena 18 metri. Sto parlando dell’ormai famoso relitto dell’Angelica, cargo greco di 70 metri, inabissatosi vicino agli scogli della Marmorata, località a poca distanza da Santa Teresa di Gallura.

Fino al 1995 affioravano ancora le due gru di carico, ma le forti correnti presenti in quel tratto di mare hanno fatto si che le due strutture si adagiassero sulle altre lamiere (i piloni sono stati abbattuti per sicurezza). E' un relitto che è destinato a scomparire lentamente, smantellato dai continui movimenti delle masse d'acqua. Forse anche a causa di qualche subacqueo maldestro, da un anno all'altro è possibile notare la mancanza di alcune parti d'acciaio (reso fragile dal mare e dalle alghe).

L'immersione va fatta scegliendo accuratamente una giornata con poco vento in cui il mare è calmo e non ci sono movimenti eccessivi di corrente. Le coordinate del punto dove mi sono immerso l'ultima volta sono: 41° 15,58' di latitudine Nord e 9° e 14,54' di longitudine Est (evitate di gettare l'ancora troppo vicino al relitto e ricordatevi sempre di rispettare le regole del parco marino).

Immersione al relitto dell'Angelica

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La parte più suggestiva è quella del castello di poppa, ancora circondato dalla battagliola (termine nautico per indicare una sorta di ringhiera esterna): grazie agli oblò, che consentono alla luce di penetrare all'interno del relitto, si possono esplorare alcune zone della coperta uscendo poi lateralmente. Altre parti rimaste intatte sono un verricello di carico molto vistoso (ci sono ancora i cavi collegati), una porta con il meccanismo di chiusura a ruota, gli argani di ormeggio, alcuni paranchi e carrucole, una scala, ma soprattutto l'elica.

Se volete fare delle belle foto non dimenticate una torcia subacquea, specialmente se avete intenzione di addentrarvi nella parte più buia. All'interno del relitto non c'è questa grande varietà di pesce, ma potreste essere fortunati ed imbattervi in qualche cernia o qualche polpo nascosto nei vari anfratti creati dalle lamiere. La castagnola è invece onnipresente.

L'Angelica, costruita nel 1967, era di proprietà della società armatrice greca Menalon Navigation Co., iscritta al Compartimento Marittimo del Pireo e trasportava 4400 tonnellate di cloruro di potassio da Barcellona verso porto Marghera. Il 25 settembre del 1982 si trovava a transitare nello stretto di mare che separa la Sardegna dalla Corsica, conosciuto ancora oggi dai naviganti per la pericolosità delle sue acque tanto da meritarsi il nome di "Bocche di Bonifacio". A detta del comandante Lamprinakis, la capitaneria di Santa Teresa di Gallura negò l'accesso al porto, a causa delle sostanze tossiche che costituivano il carico. Nel disperato tentativo di cercare un riparo dalle onde e dal vento, ancor prima dell'alba del giorno seguente, la nave s’incagliò sugli scogli della Marmorata a seguito di un'avaria al timone. Dopo l'intervento di due rimorchiatori, il "Moreno" e l'"Impetuoso", che però non riuscirono a disincagliare lo scafo, l'Angelica fu bonificata da tutti i materiali inquinanti, comprese 70 tonnellate di carburante. Il resto fu opera dell'impeto delle onde che, il 14 luglio del 1983, fece inabissare completamente il relitto, dopo averlo spezzato in due tronconi.

Va detto che il nome “Agelika”, che si può osservare nelle foto dell'epoca sulla prua della nave, è una translitterazione errata del nome greco Αγγελικα (la doppia γ in greco viene letta "ng").

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