Alpinismo - La Cina chiude le frontiere e si spezza il sogno di della Trilogy Expedition

Trilogy Expedition

Si è conclusa la Cho Oyu Trilogy Expedition, una spedizione internazionale per le valli e le cime del tetto del mondo. Tra i membri della spedizione anche il "nostro" Simone Moro, alpinista provetto ben noto da chi frequenta Outdoorblog. Con lui Hervé Barmasse, l'ultramaratoneta inglese Elizabeth Hawker, e lo scalatore-sciatore Emilio Previtali hanno deciso di "congelare" per il momento il progetto Cho Oyu Trilogy Expedition e rientrare in Italia.

Un lungo percorso necessario per far adattare il corpo alla grande altitudine, processo necessario per la meta finale del percorso, l'ascesa alla cima del Cho Oyu. Senza questo tipo di preparazione è infatti impossibile affrontare i picchi Himalayani.

Purtroppo la spedizione non è arrivata alla sua meta, ma l'esperienza deve essere stata comunque straordinaria. Come si legge sul comunicato Ansa, troppo pochi 15 giorni per scalare un colosso di oltre 8.000 metri e rientrare a Kathmandu di corsa o in bicicletta. Ma l'epica sfida è solo rimandata. Qualche problema burocratico, anche, visto che il governo cinese ha chiuso le frontiere col Tibet, fino al 10 ottobre.

Questo il motivo per il limite di 15 giorni imposto per scalare l'8000, troppo pochi per qualsiasi essere umano. Sarebbe stata "Una follia, un pessimo insegnamento da dare - come si legge nel blog - Allora diciamo no". Una resa che non significa certo fallimento.

Di seguito alcune fotografie selezionate dal blog. Grazie a Matteo per la segnalazione.

Dopo il continua trovate un video di Simone Moro e una lettera pubblicata sul blog al termine della spedizione.
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Dal blog:

Non si possono vivere i propri sogni facendosi dettare le regole del gioco dagli altri. Un’avventura, una esplorazione, nascono dal profondo della propria anima, dalla parte libera ed irrazionale di noi stessi. La Cho Oyu Trilogy Expedition è stata la materializzazione di un sogno comune, una condivisione di forze e di energie, che hanno trovato in una montagna il punto ove realizzare ambizioni comuni e personali basati sul sentimento di amicizia, rispetto delle regole, accettazione dei rischi e delle responsabilità.

Scalare una montagna di 8000 metri, aprire una via nuova, scendere con lo snowboard dalla cima, correre a piedi o in bicicletta fino al punto di partenza del progetto, comporta una programmazione ed il rispetto di tempistiche delicate e fondamentali che non devono e non possono trovare costrizioni che elevino i rischi, ne amplificano e ne snaturino il senso. Questo è ciò che negli ultimi giorni è purtroppo accaduto in modo rocambolesco ed inesorabile alla nostro progetto, a causa dei provvedimenti restrittivi presi dal governo cinese che in modo improvviso, perentorio, e non negoziabile ha chiuso le frontiere col Tibet, impedendo a chiunque di entrare in quel territorio anche se muniti di visti d’ingresso e regolari permessi. E’ così iniziato il balletto sulle date e sulla durata di questa chiusura cinese ed oggi ci è giunta notizia che il giorno 10 Ottobre dovrebbe essere il primo giorno di potenziale ingresso in Tibet (tutti i giorni questa data ha subito variazioni e slittamenti). Il 25 di ottobre sarebbe l’ultimo giorno utile di permanenza sul Cho Oyu per la nostra spedizione a causa della data fissata per il volo di rientro e per impegni professionali e personali fissati da tempo. Ciò significa che dovremo accettare di realizzare una spedizione con tre differenti attività e programmi in soli 15 giorni compresi i tempi di trasferimento per e dal campo base. Una follia!! Un pessimo insegnamento da dare, un’accettazioni di rischi evidenti, una spesa elevata per un partita persa in partenza se considerata nel completamento di tutti e tre differenti progetti (scalata, snowboard e bike/run a Kathmandu). Allora diciamo NO! Non ci stiamo a farci condizionare così anche nella realizzazione del nostro sogno. Sarebbe davvero una pessima dimostrazione di autostima farsi prendere per il naso e per i fondelli da chi vuole imporre le proprie regole, tempi e condizioni contravvenendo a quelle fino a ieri annunciate e da noi rispettate. Non ci sentiamo in vacanza a spese degli sponsor e neppure condizionati dagli eventuali commenti di stampa ed amici. Nessuno di noi vuole tentare la sorte e sperare di realizzare in tempi quasi impossibili ciò che per anni abbiamo preparato e sognato. Congeliamo il progetto Cho Oyu Trilogy Expedition, diciamo no grazie alle autorità cinesi, salviamo i soldi di chi ha creduto in noi nonostante la difficile congiuntura economica e, portando rispetto a ciò che la ragione e la morale ci impone, torniamo a casa tutti assieme senza escogitare progettini di ripiego e salva faccia individuali.
Siamo ovviamente tristi sul lato sportivo ed esplorativo ma fieri di aver trovato in questa decisione un accordo comune e totale. Un bel team sin dall’inizio, un grande team anche in questa decisione. In 41 spedizioni non mi era mai capitato di farmi dettare le condizioni e prendere per il naso in questo modo e sono contento che anche questa volta il sottoscritto e chi è con me, non è caduto nel tranello della cieca, sorda, irrazionale ambizione.
Ringrazio vivamente la The North Face per aver supportato tutto il nostro progetto e rispettato le decisioni, (anche quest’ultima) che abbiamo preso. Ringrazio tutto il team della Cho Oyu Trilogy Expedition per aver dimostrato unità ed amicizia in ogni secondo di questa avventura. La nostra esplorazione di gruppo subisce solo una posticipazione temporale, probabilmente l’autunno 2010, mantenendo integra l’anima ed il rispetto per le regole e della propria persona. Seppur un po’ triste e mortificante, questo pezzo di vita che porto a casa mi regala ed insegna anche qualcosa di prezioso e non negoziabile, proprio come l’improvvisa chiusura del Tibet….

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