Ancelotti: "A Berlusconi piaceva intromettersi in questioni tattiche"

Carlo Ancelotti, allenatore del Bayern Monaco, torna a parlare della sua esperienza al Milan. Dopo aver ammesso nei giorni scorsi di essere stato vicino al rientro in rossonero (“ma non era il momento giusto”), ‘Carletto’ ricorda il rapporto con il presidente Silvio Berlusconi. Quando allenava nella Milano rossonera, Ancelotti conferma che il patron del ‘Diavolo’ avesse l’abitudine di intromettersi nelle questioni riguardanti strettamente la sfera tecnica.

È ormai assodato, infatti, che Berlusconi abbia sempre avuto la tendenza a fare un po’ l’allenatore, oltre che il presidente. Il tecnico del Bayern, però, sottolinea come lo facesse a suo avviso in modo intelligente, sostenendo la squadra e il tecnico quando andava fatto.

"La cosa curiosa è che ci criticava soltanto dopo qualche partita giocata bene - racconta a Die Welt - , questo era fonte di grandi stimoli per fare sempre meglio. Quando al contrario le cose non andavano bene ci sosteneva e mai si sarebbe permesso di gettare benzina sul fuoco. Amava immischiarsi in questioni tattiche, ma soltanto dopo una vittoria: amava un modulo altamente offensivo e con un attaccante in più. Era molto meglio di altri presidenti - insiste - che criticano solo quando ci sono le difficoltà".

Ancelotti - Berlusconi

Nel corso della stessa intervista, poi, Ancelotti ha evidenziato le differenze tra la precedente esperienza al Real Madrid e quella attuale al Bayern.

"Rispetto a Real Madrid e Barcellona c'è una differenza: qui ognuno sostiene gli altri. Lewandowski e Robben sono in grado di decidere le partite da soli, non soltanto Messi e Ronaldo. Le mie sfuriate? Sono rare, campioni come Beckham, Terry, Ibrahimovic e Ronaldo rimanevano impressionati".

Infine, una stoccata agli agenti dei calciatori, che ormai condizionano sensibilmente il calciomercato:

"Credo che i procuratori siano troppo influenti nel calcio moderno e - conclude - non ritengo che sia giusto".

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