Scandalo doping, troppe esenzioni: ora la Wada è sotto accusa

Gerardo Werthein, presidente del Coni argentino, invoca un cambiamento.

La Wada, agenzia mondiale antidoping, si è “fatta fregare” due volte: prima non riuscendo a individuare gli atleti dopati e poi concedendo direttamente TUEs, ossia autorizzazioni per l’utilizzo di farmaci vietati, a destra e a manca. Per questi motivi la sua attività è da considerare un fallimento e occorre pensare a un “ente successore”. Questa, in poche parole, è la posizione del Presidente del Coni argentino Gerardo Werthein, che ha già fatto il giro del mondo e sta trovando molti consensi.

Werthein, che è molto vicino all’attuale presidente del Cio, il Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, ha scritto un lungo intervento pubblicato dal sito Around the Rings, che si occupa di notizie ufficiale relative al Cio e più in generale alle Olimpiadi. Nel testo si legge:

“La Wada aveva omologato le procedure dell'agenzia nazionale antidoping russa e riaccreditato il laboratorio di Mosca proprio prima dei Giochi di Sochi 2014. Non abbiamo alcuna spiegazione sul perché non abbia agito prima sulla situazione in Russia, quando erano stati pienamente avvertiti dal 2010. Non disponiamo nemmeno di alcuna seria analisi su come la Wada abbia fatto spendere al movimento sportivo e ai governi enormi somme di denaro per 300.000 test all'anno e sia riuscita a scovare solo un pugno di quelli che sembrano aver barato. In realtà gran parte dei casi di doping sono stati rivelati dalle federazioni internazionali, da indagini di polizia, gole profonde e media”

Werthein, dunque, invoca un rimpasto, anzi la nascita di un nuovo ente che vigili sul doping e che non sia compromesso come ora risulta esserlo la Wada.

Intanto gli hacker russi di Fancy Bears hanno già rilasciato numerosi documenti tra quelli rubati proprio attraverso l’area Confidential del sito della Wada. Finora sono già 66 gli atleti, di 16 Paesi diversi, a essere coinvolti, ma altri potrebbero essere rivelati molto presto. Tra di loro ci sono Rafa Nadal, Simone Biles, Serena Williams, Chris Froome, Bradley Wiggins, Mo Farah.

Nel 2015 la Gran Bretagna ha concesso esenzioni a 88 atleti e nel 2016 il numero è salito a 100, più della metà dei quali impegnati alle Olimpiadi di Rio. In Spagna le richieste l’anno scorso sono state addirittura 409, ma solo 179 sono state approvate, mentre gli Stati Uniti ne hanno concesse 136 nel 2015, ma a Rio solo 15 atleti su 558 partecipanti godevano di esenzioni.

Scandalo doping, troppe esenzioni: Wada sotto accusa

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