Mondiali Ciclismo: i precedenti fuori dall’Europa

Quelli in Qatar sono i secondi mondiali asiatici della storia

I campionati mondiali di ciclismo che si stanno disputando a Doha e che vivranno il momento clou con la prova dei professionisti di domenica 16 ottobre sono i secondi nel continente asiatico e i noni disputati al di fuori dell’Europa da quando viene assegnato il titolo mondiale su strada.

Lo spettacolo delle prime prove a cronometro non è stato certo edificante. Nella prova degli under 23 il tedesco è passato a fianco di un’ambulanza ed è stato anche nella scia di un’automobile al seguito della gara, scene che non si vedono nemmeno nel ciclismo amatoriale, figuriamoci in una prova iridata.

I petrodollari degli emiri del Qatar, però, sono decisamente più persuasivi di qualsiasi appello alla tradizione di uno sport che è stato e continua a essere eurocentrico nonostante lo sviluppo di solidi movimenti negli Stati Uniti, in Australia e in Colombia.

Ripercorrere le storie dei mondiali extraeuropei significa partire dal Canada, da Montreal 1974, dalla corsa che regalò a Eddy Merckx una storica tripletta. In quell’anno il Cannibale aveva già vinto il Giro d’Italia e il Tour de France e al termine di una corsa durissima riuscì a piegare la resistenza del vecchio leone Raymond Poulidor, l’unico a resistergli a 38 anni di età!

Nel 1977, sul circuito di San Cristobal, in Venezuela, è Francesco Moser a vestire la maglia iridata al termine di una volata senza storia con il tedesco Dietrich Thurau. Durante l’ultimo giro il duo ha già staccato tutti. Moser fora, si ferma. Thurau non riesce ad approfittare di questo vantaggio e il trentino lo raggiunge. Gli ultimi chilometri vedono Moser in testa e la volata è praticamente un assolo. Al terzo posto si piazza un altro italiano, Franco Bitossi.

Nel 1986 è Moreno Argentin a sbaragliare la concorrenza sul durissimo circuito di Colorado Springs tagliato su misura per la maglia gialla Greg Lemond. Come Moser nove anni prima anche Argentin fa la volata in testa, ma Charly Mottet arriva stravolto sul traguardo, più che appagato dalla piazza d’onore al cospetto di uno dei più forti corridore da classiche di sempre. Al terzo posto si piazza Giuseppe Saronni.

Nel 1990 il mondiale si disputa sul circuito giapponese di Utsonomiya. La corsa viene risolta da una fuga bidone che vede due uomini della stessa nazione e della stessa squadra tagliare il traguardo insieme: vince il belga Rudy Dhaenens davanti a Dirk De Wolf. E ancora una volta il bronzo va a un italiano: Gianni Bugno.

Nel 1995 si pedala su uno dei più duri percorsi di sempre, quello di Duitama, in Colombia. C’è tanta, tantissima salita, ma è soprattutto la quota a selezionare il gruppo. Laurent Jalabert - che ha dominato per tutta la stagione - decide di dare forfait. Gianni Bugno si spegne nelle prime fasi di corsa. Emergono i corridori da grandi gare a tappe. A un giro dal termine Abraham Olano prende il volo e nonostante le sfuriate in salita Marco Pantani, tallonato da Miguel Indurain, non riesce a ricucire lo strappo. Uno dei mondiali più duri della storia va a un passista di valore, dietro sua maestà Miguel Indurain batte in volata Marco Pantani che si aggiudica l’ennesimo bronzo “extra-europeo” per gli azzurri di Alfredo Martini.

In tutte le quattro spedizioni extraeuropee guidate da Alfredo Martini gli azzurri vincono sempre il bronzo e due medaglie d’oro. Dopo Martini, nelle spedizioni guidate da Franco Ballerini (2003), Paolo Bettini (2010) e Davide Cassani (2015) gli azzurri finiscono sempre fuori dal podio.

Nel 2003 si corre a Hamilton, in Canada. Come in Colombia otto anni prima, la Spagna mette a segno una storica doppietta. Igor Astarloa precede di 5” il connazionale Alejandro Valverde e il belga Peter Van Petegem. Bettini è quarto con lo stesso tempo.

Nel 2010, a Melbourne, vince Thor Hushovd precedendo in volata Matti Breschel, Allan Davis e Filippo Pozzato.

L’ultimo capitolo è storia recente. Lo scorso anno a Richmond Peter Sagan fa saltare il banco con un finale da manuale del ciclismo. Lo scatto a 2600 metri dal traguardo, la discesa folle e il finale trionfale gli levano di dosso l’etichetta di perdente di successo. Dietro di lui a 3” appena Michael Matthews e Ramunas Navardauskas.

E in Qatar? Peter Sagan sarà sicuramente della partita, ma senza salite e con le variabili del vento e della canicola le sorprese sono dietro l’angolo.

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