Quagliarella in lacrime: "Io stalkerizzato, 5 anni da incubo"

Lo sfogo dell’attaccante in diretta TV

Fabio Quagliarella, visibilmente commosso, si è presentato davanti alle telecamere delle pay TV al termine di Sampdoria-Cagliari. Autore del gol che è valso un punto alla sua squadra, il centravanti stabiese oggi ha comunque festeggiato un altro evento: la fine di un vero e proprio incubo. Fin dalla sua ultima stagione al Napoli, cui è seguito il trasferimento alla Juventus, Quagliarella è stato vittima di stalking.

"Ci vorrebbe una trasmissione per raccontare tutto quello che ho vissuto - dice il centravanti ad Ilaria D’Amico su Sky Sport - , sono stati 4-5 anni da incubo, immaginare di non poter vivere serenamente al di fuori del calcio, soprattutto per la mia famiglia, è stata dura".

Nei giorni scorsi, lo stalker di Quagliarella, un ex poliziotto, è stato condannato a 4 anni e otto mesi di carcere. È la fine di un lungo periodo nel quale il calciatore ne ha dovuto leggere di ogni tipo sulla propria vita privata.

"Quando sono andato via dal Napoli - continua - sono state dette tante infamità, cattiverie, tante cose non vere. L'unica causa era solo ed esclusivamente questa e quindi, dopo tanti anni, è finita. Devo ringraziare la giustizia perché ha fatto un ottimo lavoro, dare 4 anni e 8 mesi a un poliziotto significa che avevo ragione di più. Ho vissuto male io, ha vissuto male la mia famiglia, ho cercato di essere comunque concentrato sul campo, perché alla fine scendi in campo, la gente non sa tante cose, come è giusto che sia. Siamo pagati profumatamente ed è giusto che in campo facciamo il nostro dovere, però oggi ci siamo tolti un peso enorme perché è stata dura".

Gli ultimi cinque anni di Quagliarella sono stati resi ancora più duri dal fatto di non poter parlare pubblicamente di ciò che stesse accadendo realmente, per via delle indagini in corso.

"Io avevo scritto un post su Facebook dove ho cercato di far capire qualcosa. Quando senti tutti che parlano, tutti che dicono la loro opinione e tu devi stare zitto perché ci sono delle indagini, ci sono tante cose, l'unica verità è solamente quella, perché io non è che un giorno mi sono svegliato e sono voluto andare via da Napoli".

A Napoli, il bomber stava benissimo eppure è stato costretto ad andare via, mettendosi contro praticamente un’intera tifoseria, quella partenopea.

"Ero a casa mia, stavo da Dio, stavo con la mia famiglia dopo più di 12-13 anni passati fuori di casa, ero ritornato a casa e quindi non c'era nessun motivo. La causa è semplicemente questa, io ho accusato, ho tenuto botta perché non è facile, non lo auguro a nessuno assolutamente perché tutti abbiamo diritto di vivere una vita libera e serena al di fuori di qualsiasi ambito lavorativo. Non poter uscire di casa e sentirsi minacciato che da un momento all'altro potesse succedere qualcosa, a me, alla mia famiglia, ai miei nipoti, ai miei fratelli, è stato devastante sentire tante cattiverie dette dopo il mio passaggio alla Juve. E' stato brutto perché uno ci mette passione, amore, professionalità, sacrifici e poi sei giudicato quando la gente non sa. Questa era una delle mie più grandi soddisfazioni, perché c'è stato un giudice che ha dato una sentenza importante e questa è la cosa che più conta e ha tolto un peso non indifferente a me e alla mia famiglia", conclude.

Quagliarella stalking

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