Le 10 salite più belle su cui ho pedalato

Dieci salite fra Italia, Francia e Portogallo

Vado in bicicletta dall’età di quattro anni, dalla fine degli anni Settanta. Nel 1990, all’età di quindici anni ho iniziato a fare sul serio e dal 1993 ho iniziato a collezionare colli alpini.

Per me andare in bicicletta è, innanzitutto, pedalare all’insù. Solo l’obiettivo di una salita lunga da scalare in estate, mi spinge a uscire di casa con un chilo di vestiti addosso a dicembre e gennaio. Qualunque ciclista sa che pedalare è un esercizio ben diverso da tutti gli altri sport. Quando gioco a ping pong mi diverto anche se sono anni che non tocco la racchetta, mentre se sto tre mesi senza andare in bicicletta anche una salita di un chilometro può diventare un supplizio.

Ecco, dunque, la top ten di un quarto di secolo di pedalate all’insù. C’è tanto Piemonte, ovviamente, tanta Francia e un pizzico di Portogallo. Ogni ascesa è il ricordo di un emozione. Chi va in bicicletta con questo spirito sa di che cosa sto parlando: non importa quanto ci metti l’importante è il paesaggio che ti godi quando sei in cima.

Col de la Bonette (Francia) – Il colle più alto d’Europa, dalla base (se si parte da Isola) alla vetta sono 2000 metri di dislivello e una quarantina di chilometri. Fatta nel 2007 dal lato sud. Indimenticabile.

Col de l’Izoard (Francia) – Dal punto di vista paesaggistico è uno spettacolo. L’ho scalato due volte da nord e una dal versante sud, quello della Casse Deserte. Un’esperienza mistica, con due numi tutelari: Coppi e Bobet.

Alpe d’Huez (Francia) – Una salita che non ha bisogno di presentazioni e che rappresenta un’emozione unica: è il corrispettivo ciclistico del Marcanà calcistico. Sono salito tre volte: il “battesimo” nel 1997, con le scarpe da ginnastica nel 2004 (ero finito lì per lavoro senza equipaggiamento) e nel 2010 al termine della randonnée Marmotte.

Colle delle Finestre (Italia) – Una salita impressionante: metà asfalto e metà sterrato. È molto regolare: da Susa si va su per 19 km al 9%. Fatta nella Kappa Marathon del 2007.

Col du Galibier (Francia) – Un altro mostro sacro che chiama a raccolta gambe, cuore e polmoni. Gli ultimi chilometri sono una meraviglia della natura. Fatto da Valloire durante la randonnée Marmotte del 2010.

Colle del Moncenisio (Italia) – Un serpentone di quasi 30 chilometri, tutto a mezzogiorno, che ti prosciuga le forze lentamente. E quando arrivi al lago in vetta e pensi di avere finito ci sono ancora 8 chilometri di mangia e bevi (e magari vento contro) che ti fanno chiedere: ma chi me l’ha fatto fare? Fatto nel 2010 e nel 2015 (con partenza e arrivo a Torino e 40° C).

Colle della Scala (Francia) – Nel 1993 è stato il mio primo colle alpino. Da Bardonecchia una salita facile che ti permette di apprezzare il paesaggio. E l’altopiano di un paio di chilometri dopo lo scollinamento è davvero da applausi.

Colle della Lombarda (Italia) – Una salita sottovalutata dal grande ciclismo che l’ha affrontata soltanto dal versante francese. Io l’ho scalata da quello italiano e posso assicurare che è una delle più belle delle Alpi cuneesi per qualità della strada, paesaggio ed eterogeneità delle pendenze.

Colle della Dieta (Italia) – Altra salita da scoprire. A una cinquantina di chilometri da Torino, salendo da Viù obbliga i ciclisti a uno sforzo non indifferente con pendenze che nell’ultimo chilometro arrivano al 17%. Un appuntamento fisso dal 2010 a oggi.

Trevim (Portogallo) – Nel centro del Portogallo, a una quarantina di chilometri da Coimbra un’ascesa ricca di fascino. Salendo da Castanhera de Pera sono 19,5 km pedalabili, ma il caldo gioca un ruolo determinante. D’estate meglio arrivare ai piedi della salita di prima mattina.

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