Milan, Deulofeu si confessa: "Il paragone con Messi mi ha frenato"

Gerard Deulofeu è stata una bella sorpresa per il calcio italiano e per i tifosi del Milan. In appena un paio di mesi è riuscito ad imporsi alla corte di Montella, cancellando i tanti dubbi che hanno accompagnato il suo trasferimento in prestito dall'Everton, dove era quasi diventato un oggetto misterioso. Di lui si parla da molti anni, fin da quando faceva cose eccelse nella Cantera del Barcellona e nelle nazionali giovanili spagnole.

Il giocatore si è raccontato a "Forza Milan!", il giornale ufficiale del club rossonero, ed ha raccontato di aver sofferto il paragone prematuro con Lionel Messi: "Di solito non leggo i giornali ma quel titolo (di Marca ndr) lo ricordo bene e ha finito per nuocermi, suscitando troppe aspettative tra i tifosi. Di Messi ce n'è uno solo. Il mio mito nel calcio però è Ronaldinho, che ho ammirato quando giocava nel Barcellona".

Il calcio è la sua vita da sempre e, nonostante la cessione, è affezionato al Barcellona come quando era un bambino: "Il calcio mi ha tenuto compagnia fin da piccolo. Ho iniziato a quattro anni seguendo mio padre, anche lui calciatore ma non a livello professionistico. Ricordo che quando arrivavo con lui al campo mi davano un pallone e mi piaceva moltissimo... A 9 anni prendevo il taxi per andare agli allenamenti del Barcellona".

A Milanello si trova molto bene ed è convinto di aver trovato l'ambiente ideale per poter tornare a puntare in alto: "Milanello mi piace moltissimo, sia per le strutture sia per l'ambiente. Trovo che sia stupendo allenarsi nel bosco, qui riesci a rilassarti e a staccare la spina. Mi è capitato di starci anche fuori orario: mia moglie è rimasta in Spagna perché è in dolce attesa e io, vivendo per il momento da solo, ho preferito spesso fermarmi qui a dormire per potermi preparare meglio ai successivi allenamenti. Per me è una grande comodità. In Italia viene prestata maggiore attenzione alla tattica, soprattutto in difesa. Ogni avversario riesce a metterti in difficoltà, segnare qui è più difficile che altrove".

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