Caso Froome, Nibali: "Non è un grande giorno per il ciclismo"

La notizia della positività all'antidoping da parte di Chris Froome sta avendo l'effetto di un terremoto nel mondo del ciclismo. Al termine della 18esima tappa della Vuelta 2017, il britannico è risultato avere una concentrazione di salbutamolo nelle urine superiore alla soglia massima consentita. Il salbutamolo è un composto che viene utilizzato per ridurre i sintomi dell'asma, problema che Froome ha sempre affermato di avere.

Il salbutamolo, in quanto tale, non ha particolari effetti dopanti ma si tratta di uno di quei farmaci che potrebbe essere usato per "coprire" l'assunzione di altre sostanze. Il britannico è convinto di poter chiarire la propria posizione, ma in passato Diego Ulissi e Alessandro Petacchi hanno già dovuto affrontare questo problema. Ulissi, al quale trovarono una concentrazione di salbutamolo minore rispetto a quella di Froome, venne squalificato per 9 mesi nel 2014 con l'accusa di essere stato negligente.

Alessandro Petacchi nel 2007, invece, venne squalificato per un anno ma poi la sanzione venne cancellata perché per il tribunale anti-doping la sua positività era "il frutto di un'assunzione del farmaco a fini terapeutici", documentata anche da un certificato medico.

In attesa di fare chiarezza è arrivato il primo commento di Vincenzo Nibali che, nella Vuelta del 2017, ha chiuso sul secondo gradino del podio proprio alle spalle di Froome: "Certo per il ciclismo non è un grande giorno, come non lo è per lui. Sulla vicenda non entro nel merito, voglio aspettare correttamente le conclusioni. Se fosse confermata la sua positività, nessuno mi ridarebbe l'emozione di vincere di nuovo la Vuelta e salire sul gradino più alto sul podio di Madrid".

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