Marc Gasol sulla Open Arms: il campione NBA tra i soccorritori di Josephine

Il cestista spagnolo è tra i volontari della Ong Proactiva Open Arms.

Cestista Marc Gasol sulla Open Arms Ong

I campioni prendono spesso parte a iniziative di solidarietà, ma difficilmente (anche solo per motivi pratici) possono essere operativi. Prestano l'immagine, fanno donazioni, ne parlano sui social, ma qualcuno ha fatto molto di più: il cestista Marc Gasol, campione spagnolo che milita nella NBA, da due estati partecipa a operazione di salvataggio dei migranti che attraversano il Mediterraneo. E ieri era tra i testimoni oculari di una scena orribile: una donna e un bambino morti, abbandonati in mare dalla guardia costiera libica. Marc Gasol era sulla Open Arms, la nave della Ong Proactiva Open Arms che svolge operazioni di ricerca e soccorso di migranti che vengono abbandonati in mare dagli scafisti.

Marc Gasol finora non aveva mai fatto vedere nulla di questa sua "seconda vita", ma oggi, spinto dalla rabbia e dall'indignazione che ha provato davanti alla scena a cui si è trovato ad assistere ieri, ha pubblicato su Twitter una foto in cui lo si vede alle prese con il salvataggio di Josephine, la donna che era insieme alle due vittime del mare e che, fortunatamente, almeno lei è stata recuperata viva, seppur sotto shock come è ovvio che sia.

Gasol ha scritto:

"Frustrazione, rabbia e impotenza. È incredibile come tante persone vulnerabili siano abbandonate alla morte in mare. Profonda ammirazione per questi che chiamo i miei compagni di squadra in questo momento"

I media catalani lo hanno contattato per farsi raccontare meglio l'accaduto e lui ha spiegato:

"L'abbiamo salvata, caricata a bordo della barca e poi sulla nave, dove i medici le hanno prestato le prime cure. Era scioccata, spaventata, Le abbiamo detto che l'avremmo aiutata. Abbiamo saputo che il suo nome è Josephine, che è partita dal Camerun"

Quando gli è stato chiesto perché è sulla Open Arms, Marc Gasol ha risposto:

"La fotografia che nel 2015 ha fatto il giro del mondo, quella del piccolo Aylan Kurdi, morto in un naufragio sulle rive della Turchia, mi ha provocato un senso di rabbia. A quel punto per me era chiaro che tutte le persone devono fare la loro parte per far sì che queste cose non accadano più. È stato allora che ho incontrato la gente di Open Arms. Mi hanno fatto capire che è una realtà drammatica in cui vivono molti bambini in tutto il mondo. Per me è stato uno shock. Così mi sono messo a disposizione. Ammiro le persone delle Ong, che hanno messo a disposizione loro risorse economiche, logistiche, personali per aiutare i disperati. Ammiro chiunque fa qualcosa, senza aspettare che gli altri lo facciano"

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