La filosofia degli sport estremi

In scooter con kitetesurf, parapendio e attrezzatura da sub
Che cosa è uno sport estremo? Non è una domanda cui è facile rispondere. Questo perché, intanto, non è del tutto pacifico stabilire le regole minime necessarie perché una certa attività possa essere ricompresa tra gli sport; ricordo che il tennis ha fatto l’anticamera per entrare alle Olimpiadi, così il windsurf, così il ping pong, mentre altre nobili competizioni sono ancora in lista di attesa.

Se poi questo sport deve meritare l’appellativo di "estremo" cominciano i dolori. Si va dal semplicistico "fatto per pochi", al fanatismo della attività "ad elevato rischio", passando per l’acronimo "sport PPP", che sarebbe "per pochi pazzi" e continuando con quelli a sponsorizzazione efficace come "sport NO LIMITS". Sport estremo è, invece, anzi anche, semplice amore incondizionato per quello che fai, costi quel costi, anche quando ci sia da sopportare sfide sovrumane e calcolate dosi di rischio.

In effetti il vero sport estremo non è quello praticato, ma tutto ciò che è necessario affrontare per farlo, come vuoi tu, dove vuoi tu. Ad esempio, un'immersione significa, prima di ogni altra cosa, portare a spasso 50 chili fra piombi, bombole e attrezzature varie, sempre senza contare che pure l’aria compressa all'interno ha il suo peso, quattro chili per bombola standard. Calza la muta, leva la muta, tutto questo è sport, quasi all’estremo, ma del masochismo.

Qualcosa di meno faticoso, di più leggero, proprio no? Ecco, trovato, il kitesurf. Poca roba e soprattutto leggera. Arrivi in spiaggia. Due vele (perché il vento si sa è capriccioso) una tavoletta, una pompetta. Poi, scelta la vela giusta, stesi i cavi, ti accorgi che il bladder è miseramente sgonfio, nonostante i tuoi sforzi di rianimarlo. In fila sulla strada del ritorno, in un ingorgo pazzesco, ti rendi conto che hai scelto proprio uno sport fatto per duri.

E allora cambi prospettiva, vai lontano da terra, in volo, parapendio, libero di volteggiare. Consulti il meteo, scelta del campo di decollo, carico attrezzatura e via. Solo quando stai sul posto, e solo in quel momento, incroci il tuo istruttore di volo, che ti conosce da una vita e ti chiede da quanto tempo è che non voli, poi per sovrappeso, da quanto tempo non apri, verifichi e ripieghi con cura, a terra, il paracadute di emergenza. Bon, non si vola. Si vede volare. Ed è duro, difficile da farsi, insomma sei venuto solo a salutare gli amici, 100 km andata e 100 al ritorno, quando bastava una telefonata, e se non è sport da pazzi questo!

Vale, per capirci, questo esempio fotografico di un altro sport per coraggiosi, una traversata della Sardegna, davvero coast to coast, da Sant’Antioco a Santa Teresa di Gallura, in moto, sotto il sole d’agosto, casco e tutti i principali giocattoli al seguito, oltre all'attrezzatura d’ufficio perché, tra una strambata e l’altra, devi avere il tempo (solo quello, tanto la voglia non ci sarà mai) per assicurare la reperibilità ai colleghi rimasti in redazione. Sport estremo in questo caso è annusare l’aria e riuscire a schivare tutti i check point della polstrada che, conciato in quel modo, difficilmente ti grazieranno. Quella volta, però, ci sono riuscito, la sfiga è di chi non osa!

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