Coni, Malagò si presenta: "Lotta al doping a tutto campo. Olimpiadi del 2024? Forse..."

Giovanni Malagò, il nuovo presidente del Coni (il 15esimo nella storia del Comitato Olimpico nazionale, il sesto del dopoguerra) viene considerato il volto nuovo dello sport italiano. Ha battuto Raffaele Pagnozzi, il "candidato del Palazzo", che aveva lasciato il ruolo di segretario generale per candidarsi alla carica di numero uno dello sport italiano. Ai microfoni di "Prima di tutto" su Radio 1 Rai il neo presidente ha concesso la prima intervista da numero uno dello sport italiano: "La discontinuità col passato è inequivocabilmente la caratteristica della mia candidatura, come è noto io vengo da fuori del Palazzo, come dirigente esterno - ha sottolineato Malagò - e il volontariato ha segnato tutto il mio percorso. La mia candidatura era contrapposta ad altre egualmente importanti ma che sono sempre cresciute dal di dentro".

Una delle priorità che si prefissa il 54enne, presidente del Circolo Canottieri Aniene, dovrà essere dunque la lotta a tutto campo contro il doping:

"Chi conosce il mio approccio alla vita e allo sport sa bene che su questi temi la mia tolleranza è zero, non ci saranno sconti nè alibi per nessuno. La verità è che negli ultimi anni il doping ha fatto passi da gigante, grazie alla ricerca, agli scienziati-stregoni, e a persone che sono disposte a tutto per vincere. In questa partita di guardie e ladri, bisognerà cercare di anticipare i ladri piuttosto che inseguirli, per prevenire situazioni molto brutte, e su questo intendo impegnarmi molto".

La rinuncia ordinata da Mario Monti della candidatura italiana per i Giochi Olimpici del 2020 è un tema che ha diviso gli sportivi italiani. Una nuova candidatura potrebbe prendere forma per le Olimpiadi del 2024, ma Malagò dispensa prudenza sull'argomento:

"Dobbiamo aspettare quello che accadrà nel congresso mondiale del Cio a Buenos Aires, nel settembre prossimo, laddove si creasse uno spazio per Roma, per riproporre una candidatura per il 2024, cercheremo di capire se realisticamente potremo giocare le nostre carte. Se in quell'occasione, la città designata per le Olimpiadi del 2020 fosse una europea, non ci sarebbero margini per noi per una candidatura per il 2024 e ce ne dovremmo fare una ragione".

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