Coni, Giovanni Malagò rinuncia alla sua indennità

Il nuovo Presidente del Coni darà la sua indennità interamente in beneficenza a cominciare dalla palestra di Giovanni Maddaloni.

Giovanni Malagò, eletto nuovo Presidente del Coni lo scorso 19 febbraio, ha annunciato che non percepirà l'indennità di 90mila euro netti all'anno che gli spetterebbe per il suo ruolo, ma la devolverà interamente ad associazioni sportive o impegnate nel sociale.

In un'intervista al Corriere della Sera Malagò ha spiegato la sua decisione:

"I presidenti federali non ricevono alcuna indennità, se non un gettone per i loro consigli e le loro riunioni operative, e lavorano a tempo pieno in condizioni difficili. Sarebbe un'ipocrisia se io, in quanto presidente del Coni, dovessi invece prendere uno stipendio"

La palestra di Giovanni Maddaloni, padre del judoka oro olimpico a Sidney 2000 Pino, che fino a poco tempo fa rischiava la chiusura, sarà la prima realtà a beneficiare dell'aiuto di Giovanni Malagò.

Malagò e Maddaloni si sono incontrati di recente a Roma e il Presidente del Coni ha promesso di andare a Scampia per consegnare il suo contributo economico a sostegno delle attività sociali della palestra di Maddaloni.

Giovanni Malagò cerca di dare anche nel mondo dello sport quell'esempio che alcuni politici stanno provando a promuovere in questo particolare periodo che l'Italia sta vivendo, ma il presidente del Coni ha precisato che, pur rappresentando una novità come i grillini nel Parlamento, è molto lontano da loro e ha aggiunto:

"Adesso sono in una fase di valutazione, osservazione, non ho pregiudizi verso alcuno, ma prima o poi ci saranno situazioni che dovrò cambiare"

Malagò ha anche indicato le prime tre priorità del suo programma:

1) razionalizzare e ottimizzare la macchina con una gestione innovativa rispetto al passato;
2) salvaguardare le risorse e cercare supporti esterni all'attività sportiva
3) risolvere il problema degli impianti.

Quest'ultimo punto sta particolarmente a cuore a Malagò che ha detto che quando pensa all'impiantistica in Italia si arrabbia e che occorre far capire alle istituzioni, in tempi brevi, che puntare sull'impiantistica sportiva può rappresentare una fonte di sviluppo per il nostro Paese.

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