Volley Femminile | Mauro Fabris e Consuelo Mangifesta sulla crisi dei club: "La Lega ora fa rispettare le regole, prima era il Far West"

Filo diretto con la Lega Pallavolo Serie A Femminile: il Presidente Mauro Fabris e la responsabile Comunicazione ed Eventi Consuelo Mangifesta parlano della crisi dei club e dello sfogo di Paola Croce.

Su Outdoorblog.it torna il Filo diretto con la Lega Volley Femminile: il Presidente Mauro Fabris e la responsabile Relazioni Esterne, Eventi e Comunicazione Consuelo Mangifesta rispondono alle domande dei nostri lettori sul particolare momento della pallavolo in rosa: dalla crisi di Chieri Torino e Giaveno allo sfogo di Paola Croce che ha abbandonato la Chateau d'Ax Urbino (che ora pare l'abbia citata in giudizio per inadempimento contrattuale e danno d'immagine), dalle fideiussioni di Modena e Crema agli imminenti PlayOff Scudetto.

Intanto rinnoviamo l’invito a proporre altre domande per il prossimo appuntamento tra due settimane sempre qui su Outdoorblog.it: potete scriverci nei commenti sotto a questo post, sulla nostra pagina Facebook o all’indirizzo luciaresta[at]blogosfere.it.

Le risposte di Mauro Fabris


Ci sono arrivati alcuni commenti sulla penalizzazione di Chieri Torino di un solo punto, la riflessione che molti fanno è: "Allora le squadre possono permettersi di pagare in ritardo, tanto la pena è minima o addirittura ininfluente". Qual è il suo pensiero a tal proposito?
"Sicuramente il meccanismo di penalizzazione, specialmente per quanto riguarda i tempi di attuazione delle sanzioni, dovrà essere rivisto. Ma è un meccanismo, al suo secondo anno di vita, che ha cominciato a funzionare. L'anno scorso sono state tre le società in A2 penalizzate in stagione (Pontecagnano, Sala Consilina e Busnago). Quest'anno il Giudice di Lega, nella prima decade di febbraio, ha deferito una serie di società di A1 e di A2. Il problema si è posto per i tempi impiegati dalla Commissione Giudicante Nazionale della Fipav, che ha emesso la propria sanzione solo il 4 aprile (dimezzando le pene) riguardo a Chieri, ma non ha ancora emesso le altre sentenze. Ricordo peraltro che l'ordinamento sportivo, come tutti gli altri ordinamenti, prevede tre gradi di giudizio, con i relativi tempi. Tutto questo meccanismo deve essere rivisto garantendo da un lato la certezza della pena in stagione e dall'altro il diritto alla difesa. In ogni caso siamo qui a discutere perché la Lega ha introdotto delle regole che prima non c'erano. Prima c'era il Far West, per cui una serie di società condizionavano e addirittura vincevano i Campionati senza pagare le atlete o il fisco e poi continuavano l'attività cambiando nome. Vorrei dunque capire bene: chi ci critica, preferisce che si torni a quando si stava peggio? Quando i Campionati erano drogati? Quando non c'erano scadenze di verifica dei pagamenti, né a metà anno né mese per mese, e le atlete stavano zitte e mute accontentandosi di quello che portavano a casa a fine stagione? In ogni caso, per tornare alla questione, i punti che le società non sconteranno in stagione, saranno scontati nel prossimo Campionato. Esattamente come capita nel calcio, dove non mi sembra siano stati sollevati analoghi polveroni"

Oltre Chieri, anche Giaveno e Urbino navigano in brutte acque. Ha avuto modo di leggere lo sfogo di Paola Croce che esorta dirigenti, società e Lega a restituire alle giocatrici "il rispetto e la voglia di ritornare in palestra"?
"Sullo stato di Giaveno e Urbino la Lega ha fatto i propri controlli e laddove ci siano violazioni agli impegni assunti con i tesserati, ha preso o prenderà i provvedimenti previsti dalle nostre norme approvate e condivise dalla Fipav. Nella marea di critiche autolesionistiche che ho letto, nessuno si è permesso di scrivere, anche perché lo avremmo immediatamente quereleato, che la Lega non ha fatto rispettare, come da delega Fipav, le regole. Per quanto riguarda Paola Croce, grande atleta, inviterei a leggere quello che ha scritto il presidente di Urbino. Paola Croce, dopo essere tornata dalla Francia, ha scelto di andare a giocare a Modena, attratta da emolumenti che altre società italiane, serie, non le avevano proposto. Si è visto com'è finita. Urbino, già salva proprio a causa del ritiro di Modena, ha voluto comunque ingaggiare Paola Croce in base a un contratto di 20mila euro. Il presidente Sacchi mi ha spiegato che nei 50 giorni in cui Paola è stata a Urbino, ha incassato 9mila euro. Alla vigilia dell'ultima partita di Campionato, non accontentandosi di un anticipo di 3mila euro sullo stipendio del mese scaduto ha fatto le valigie lasciando la società e le sue compagne. Compagne che, per quanto riguarda il numero di stipendi pagati, ne avevano ricevuti meno di lei. Guardando la situazione di crisi del Paese, alla gente che perde il lavoro, o a chi fa i salti di gioia se riesce ad avere uno stipendio anche non regolarmente pagato, pur evitando facili moralismi, mi domando se il comportamento di Paola Croce sia stato professionalmente ed eticamente rispettoso di una società che l'aveva accolta perché lasciata per strada e delle sue compagne che seriamente vanno in campo tutte le partite. Il presidente di Urbino, persona seria e che stimo, sono sicuro che garantirà alle atlete quello che è scritto nei contratti. Le questioni sollevate da Paola Croce, comunque, sono già da tempo all'attenzione della Lega che non a caso si è data delle regole anti-doping amministrativo di cui abbiamo detto prima"

Ormai si parla più dei problemi societari, di stipendi e di crisi del movimento piuttosto che di ciò che avviene sui campi. Sembra esserci più astio che passione in molti protagonisti del volley femminile, cosa si può fare contro questo tipo di atteggiamento?
"Io vorrei invitare tutti (le società, le atlete, i tesserati e se posso permettermi tutti quelli che amano questo mondo) ad abbassare i toni di una spesso gratuita polemica contro il nostro movimento. Un movimento che ricordo a tutti sta in piedi ed è competitivo a livello europeo (30^ partecipazione consecutiva alla Final Four di Champions League con Busto Arsizio, finale di Challenge Cup con Piacenza) unicamente perché ci sono dei signori imprenditori che mettono i soldi per far quadrare i bilanci delle società, bilanci in cui solo qualche punto percentuale delle entrate è dato dalla biglietteria e dai diritti tv. La stessa Lega, che non chiede un soldo ai club e non paga emolumenti al presidente o al CdA, sta in piedi con il contributo degli sponsor. Dietro ai nostri club e alla Lega ci stanno decine di club minori che alimentano e fanno crescere nelle prime squadre le campionesse azzurre e che esportiamo in tutto il mondo. Ho letto troppe polemiche astiose, ultima quella assurda relativa al colore delle maglie della partita Busto-Conegliano in cui è stata chiamata in causa la Lega, quando erano solo gli arbitri e il delegato tecnico chiamati a far rispettare una norma che è prevista nel nostro Regolamento Organico. Quindi tutte le critiche utili a migliorare sì, ma attenzione con l'autolesionismo inconcludente che potrebbe allontanare chi mette i propri soldi in questo straordinario mondo della Serie A della pallavolo femminile, capace di suscitare l'entusiasmo e la partecipazione che vediamo in ogni partita nei nostri palazzetti"

Può chiarire perché le fidejussioni di Modena e Crema non sono state destinate interamente alle atlete non pagate dalle rispettive società?
"Colgo l'occasione per dire, sulla fine di Modena e Crema e la 'polemica' sull'utilizzo delle fidejussioni escusse dalla Lega (140.000 euro totali) in base alla sentenza del giudice della Fipav che ne ha chiesto l'entrata a favore della Lega, due cose:
1. Lo sponsor del Campionato ha avanzato una richiesta di riduzione per danno (diminuzione delle squadre di Serie A1 da 12 a 10 in stagione) il contributo che annualmente versa alla Lega. La riduzione richiesta è pari a 100mila euro. Segnalo che Master Group Sport ha un contratto di cinque anni con noi per un valore di circa 4milioni di investimento sul Campionato. La richiesta onestamente a noi sembra legittima, anche perché siamo interessati a mantenere, in tempi di 'vacche magrissime', uno sponsor che crede in noi. La Lega a inizio stagione ha approvato il proprio bilancio stabilendone il pareggio. Un'eventuale riduzione di 100mila euro dovrebbe essere sanata con contributi diretti da parte delle società consorziate. Le società consorziate sono in una condizione economica nota. Più di una società consorziata ha peraltro già fatto sapere di non essere disponibile a sanare un bilancio per girare tutti i soldi escussi con le fidejussioni di Crema e Modena ad atlete che magari inseguendo ingaggi più alti hanno preferito quei club ai loro.
2. Abbiamo comunque richiesto ai procuratori e alle atlete di indicarci un criterio per suddividere quanto delle fidejussioni escusse i club decideranno vadano alle atlete. Un criterio oggettivo che tenga conto del fatto che ci sono atlete (specialmente a Modena) che avevano emolumenti da oltre 200mila euro in giù e atlete e tesserati che avanzano stipendi nettamente inferiori. Un criterio che tenga anche conto del fatto che molte di quelle atlete hanno trovato un altro ingaggio, mentre alcune sono rimaste totalmente senza squadra. La stima che noi facciamo dei debiti verso i tesserati di Modena e Crema supera di molto la cifra di un milione di euro. Sto ancora aspettando che i procuratori mi indichino questo eventuale criterio di suddivisione che dovrà comunque essere equo.

La riflessione di una lettrice: "A questo punto, visto che il problema sono i soldi, perché non imporre (lo so, è un verbo "brutto"... ma anche l'andazzo generale lo è, quindi a mali estremi, estremi rimedi) il salary cap? Ogni società - e ogni giocatore - così saprà già, in fase di accordi, che più di tot al mese non si può dare/avere"
Gli accordi tra le atlete e i club sono frutto della libera contrattazione tra soggetti privati. Quando in passato abbiamo discusso di definire delle fasce di salario o dei tetti, i club virtuosi (cioè in grado di pagare ciò che promettono) si sono opposti rivendicando il diritto di impegnare le risorse degli sponsor come meglio credono per rendere competitive le proprie squadre. È questo lo spirito che ha portato di recente nuovi imprenditori a entrare nel nostro movimento con risultati apprezzati dal pubblico che in quelle nuove piazze della pallavolo femminile riempie i palazzetti. Con i club e con la Fipav abbiamo già cominciato comunque a ragionare su come far comprendere a tutti che il tempo dei contratti da centinaia di migliaia di euro a stagione per le atlete è finito. Abbiamo un serbatoio enorme di talenti italiani e stranieri da valorizzare in quelli che tutti considerano la "Università" del volley mondiale, cioè i nostri Campionati.

 

Le risposte di Consuelo Mangifesta


Stanno per iniziare i PlayOff e negli Ottavi ci sarà la formula delle gare con andata e ritorno più eventuale Golden Set. Cosa ne pensa del set di spareggio che ha fatto vittime illustri in Europa (Trento tra gli uomini in Champions e Piacenza in Cev Cup femminile)?
Un set di spareggio a parità di risultato ci può stare. Ma la gestione del golden set adottata fino a oggi è ridicola. I casi di Trento nel maschile e Piacenza nel femminile sono eclatanti. Qualcuno mi dirà, come già capitato, che se non fosse stata adottata questa regola le ragazze di Parisi non avrebbero partecipato alla Final Four di Champions. Ovviamente. Ma non posso avallare un regolamento solo per comodità. E comunque per Busto probabilmente non sarebbe stata una tragedia. Mentre Trento, la squadra attualmente più forte al mondo, si è vista sfilare la finale da sotto il naso. Alle ragazze di Caprara è toccato subire di peggio... a loro da sotto il naso hanno sfilato addirittura la Coppa!

Condivide lo sfogo di Paola Croce contro società e dirigenti? Che cosa pensa del fatto che, secondo la Croce, le giocatrici oggi quando si incontrano si chiedono prima di tutto: "Ma ti pagano?"
Condivido il malessere che serpeggia, senz'altro. Essendo stata una giocatrice non posso che essere solidale con chi va in palestra tutti i giorni e non percepisce quanto pattuito. Anche a me è capitato spesso. Ma la differenza sostanziale fra ieri e oggi sta nel fatto che probabilmente attualmente esistono le possibilità per poter recuperare, almeno in parte, quanto dovuto. Qualche anno fa invece giocavi, non percepivi lo stipendio e alla fine dell'anno non sapevi neanche a chi dover correre dietro, visto che il giorno dopo il termine del Campionato le Società inadempienti sparivano nel nulla. Quelli che non sparivano erano i personaggi che vedevi costantemente in giro ma che non potevi contrastare in alcun modo perché proprietari di club con denominazioni differenti. Lo sfogo di Paola Croce è lecito, per carità, ma fossi stata in lei mi sarei fatta consigliare meglio. E lo dico solo per esperienza.

 


Foto © Filippo Rubin/Lega Volley Femminile

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