Attentato alla Maratona di Boston | Il racconto dei testimoni | Video

Sarebbero almeno tre i morti accertati, oltre 130 i feriti, alcuni in modo grave. Una delle due vittime, secondo Cnn e Abc, è una bambina di otto anni. Due esplosioni, alle 14,50 locali (le 20,50 in Italia) e a distanza di venti secondi l'una dall'altra, hanno macchiato di sangue la maratona più antica del mondo colpita vilmente da un attentato nei pressi del traguardo, e seminato il terrore in tutti gli Stati Uniti. In tutto i partecipanti italiani alla corsa erano 227, alcuni di loro intervistati pochi minuti dopo da varie agenzie di stampa. Tutto è dunque cominciato poco prima delle 15, un'ora dopo che il primo maratoneta aveva tagliato il traguardo. La paura e la disperazione di Paolo Rossi, 47enne di Pescia, accompagnato dal preparatore atletico Fulvio Massini:

La storia della Maratona di Boston

"Eravamo una sessantina e per quel che risulta a me stiamo tutti bene. Quanto agli italiani arrivati a Boston con altre agenzie, non ho elementi per dire niente di certo. Di sicuro restano il terrore e la tristezza che ho provato: era vicinissimo il traguardo e questi assassini hanno trasformato una festa in una tragedia. È scoppiato il caos. Mia figlia, che aveva scavalcato una balaustra per correre al mio fianco gli ultimi metri, ha cominciato a piangere a dirotto, ci ha raggiunto di corsa mia moglie. Tra le lacrime, non riuscivamo nemmeno a parlare. Incredibile. I soccorsi sono scattati subito e hanno isolato l'area dell'attentato. Così siamo tornati subito in albergo, dove ci troviamo ora, in attesa di notizie definitive su quello che è successo"

Queste invece sono le parole di Fulvio Massini, preparatore atletico fiorentino:

"Quando ho sentito lo scoppio ero sotto la doccia. Il mio albergo è a trecento metri dal traguardo. Io ero passato da lì quindici-venti minuti prima. Con me c'è un gruppo di una sessantina di italiani. C'è qualche toscano, e poi appassionati di tutta Italia. Un ragazzo era sulla linea del traguardo ad aspettare sua madre quando è scoppiato l'inferno. Mi ha subito chiamato, siamo andati insieme a cercare la madre, che abbiamo trovato. Siamo ancora qui, vicino al traguardo. L'arrivo dei maratoneti è stato deviato su strade secondarie. C'è panico. Paura. E' stato uno shock. Una cosa terribile".

Salvatore Giansiracusa, atleta romano e veterano delle maratone, era a 100 metri dal traguardo quando ha sentito la prima esplosione:

"Essendo di Roma, ho pensato al colpo di cannone di Castel Sant'Angelo di mezzogiorno e mi sono detto: 'Ma che fanno, festeggiano così?' Il tempo di fare questo pensiero e ho sentito un altro botto. È stata una cosa incredibile. Dopo la seconda bomba ricordo di essermi girato e di aver visto persone che uscivano da un angolo, un cassonetto aperto, una ragazza caduta a terra. A quel punto sono andato via aiutando altre persone a scappare e ho capito quello che stava succedendo".

Cristina Bini, 39 anni, racconta di aver visto la morte in faccia:

"Mi hanno fermata 500 metri prima dell’arrivo, mancavano solo un paio di curve, non ho sentito le esplosioni, ma ci hanno informato subito di quello che era successo. Sì, ero quasi arrivata quando ci hanno fermato. Ci hanno detto che c’erano state due esplosioni. Poi ce n’è stata una terza alla Jfk Library, non molto distante da dove eravamo noi. Ci hanno tenuti fermi perché hanno tentato di spostare l’arrivo, poi hanno rinunciato e ci hanno rimandato in albergo".

Il consolato d'Italia a Boston, in coordinamento con l'Unità di crisi della Farnesina, ha attivatò numeri di emergenza per fornire informazioni e assistenza riguardo agli italiani che hanno partecipato alla maratona di Boston, dopo le esplosioni avvenute oggi durante la gara. i due numeri - secondo quanto si legge sul sito del consolato - sono: 001-617-780-4955 oppure 001-617-416-7419. Proseguono intanto, sempre in coordinamento con la Farnesina, le verifiche per l'eventuale coinvolgimento di connazionali. Anche Google ha attivato un servizio di cercapersone: clicca qui per accedere

  • shares
  • Mail